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Visualizzazione dei post da ottobre, 2020

Escape from Alcatraz, Don Siegel, 1979

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  Se in Dirty Harry Don Siegel metteva in scena il fallimento della polizia come organo rappresentante della legge in Escape from Alcatraz è la sconfitta della prigione come istituzione ad essere raccontata, attraverso l’ingegnosa fuga di Frank Morris e soci. I due finali sembrano essere speculari, nel primo Callahan gettava nel mare il proprio distintivo, nel secondo il direttore di Alcatraz buttava un fiore, simbolo di libertà. In entrambi i casi i rappresentanti della Giustizia avevano fallito nei loro ruoli. Si passa così dagli esterni aperti e solari di San Francisco a quelli chiusi, notturni e claustrofobici della prigione di Alcatraz. Frank Morris arriva con il buio, sotto la pioggia, in questo incubo di roccia e cemento. Buona parte del film mostra le dinamiche della vita all’interno del carcere, delineando in maniera stilizzata alcuni personaggi, che diverranno poi archetipi del cinema carcerario. Don Siegel disegna rigide geometrie visive per poi annullarle con riprese ins

Dolor y gloria, Pedro Almodovar, 2019

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E’ l’incontro fra un regista e una persona amata, dopo tanti anni, in una notte di ricordi e malinconie, una bottiglia di tequila e un bacio appassionato per dirsi addio di nuovo. E’ l’infanzia e una madre come forse non ce ne sono più, i suoi occhi, i vestiti,  la sua voce. E poi i colori che esplodono negli arredamenti, negli oggetti, nelle locandine dei film attaccate alle pareti. Le storie, quelle scritte, quelle che il cinema racconta. Il dolore, quello del corpo, quello dei sentimenti. L’eroina, panacea di tutti i mali possibili. Madrid negli anni ottanta. La movida. L’essere stati parte di quel mondo e di ciò che esso ha significato. E Almodovar che diventa Banderas e gli regala un ruolo in cui le emozioni possano ancora formarsi e vibrare e toccarti la pelle e il cuore. Una pellicola intimista, fatta di rimandi e echi e di ogni singolo particolare che come un tassello brillante ha formato l’estetica delle opere del direttore spagnolo. Il passare degli anni, l’invecchiare, la so

Possession, Andrzej Zulawski, 1981

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  Lo sviluppo narrativo è puro delirio attoriale, la schizofrenica frammentazione della sceneggiatura si manifesta in stati di alterazione progressiva, in cui la psiche dei personaggi si distrugge in serie e successioni di atti psicotici e crolli nervosi - Possessione filmica di corpi sul limite del collasso emotivo - Isabelle Adjani si spoglia in personalità multiple in perenne lotta fra loro, sguardo in macchina a penetrarci il cuore, orgasmi multipli nell’abbraccio ibrido di esseri mutanti - Berlino città divisa e decadente, distrutta nell’alba di indicibili ossessioni, teatro di palazzi in rovina e strade perdute nel tempo, birrerie, stazioni metro sotterranee, memorie di un sottosuolo psichiatrico agonizzante, palcoscenico di un melodramma malato, allucinatorio e sanguigno, in cui vita e recitazione si devastano, esaltano e divorano in un atto di aberrazione cinematografica - Donne urlanti e indemoniate, una madre che danza impazzita sulle schegge di un irrazionale e femmineo sple

Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse, Fax Bahr and George Hickenlooper, 1991

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  Siamo davanti a una personalità ai limiti (distrutti e oltrepassati) della megalomania, nella tradizione orwelliana di progetti impossibili da realizzare e per questo magnificamente cinematografici - Coppola pose se stesso in un Vietnam creativo e personale, una guerra aperta contro ogni definizione possibile dell’essere director , in un’epopea bellica della mente e dell’anima, del pensiero e della morale,  della libertà e della sua ricerca, da stravolgere e violentare con atti di estatica passione filmica, fra disastri e imminenti fallimenti finanziari, tifoni, accordi e disaccordi governativi, attori in avanzato stato di degenerazione psicotica e fisica, Charlie Sheen che urlava ubriaco davanti a uno specchio, Dennis Hopper arlecchino fotografico smarritosi in una personale dimensione allucinatoria, Marlon Brando in piena metamorfosi elefantiaca - E poi fra gli amici, John Milius che racconta la genesi del soggetto con un sorriso da camerata eccitato per il sangue che si dovrò spar