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La inocencìa, Lucìa Alemany, 2019

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  Si apre in modo abbastanza esplicito questo film, con delle ragazze seminude sedute su un camion-cisterna in movimento, da cui esce un getto di acqua che inonda le strade. Le ragazze sono a cavalcioni e a gambe aperte. Il simbolismo appare evidente. E’ infatti la carica sessuale e la maniera di esprimerla quella dalla quale scaturisce l’energia vitale che vibra e sorregge l’intera pellicola. E lo scontro fra di essa e le regole di una microsocietà chiusa e bigotta (ci troviamo in un piccolo paesino della provincia valenciana) nella quale alcune ragazze, fra cui Lis, la protagonista, vivono e crescono. E le dinamiche, gli scontri, i rituali obbligati (la discoteca, i baci, il sesso, le prime sostanze stupefacenti, la scuola, la processione) vengono registrati in maniera quasi documentaristica dalla regista, Lucìa Alemany, che mette in gioco molto di suo, della sua storia personale, in questa opera prima e lo si nota non solo a livello narrativo ma anche dal poco distacco che lasci...