Chappaqua, Conrad Rooks, 1966
Diario per immagini allucinate di un tentativo di disintossicarsi dall’alcol. Attraverso un detour psichedelico fra effetti e astinenze, Conrad Rooks, ci propone di partecipare a un viaggio solipsistico all’interno della propria pische, delle esperienze fatte, di ciò che resta, di ciò che va in frantumi dopo e durante l’assunzione di diverse droghe. La disintegrazione del racconto, del linguaggio filmico, mina la comprensione logica ma è proprio oltre essa che si vuole andare, spostandosi su altri piani percettivi, di coscienza e di apprendimento. Un bianco e nero dai contrasti violenti, un monocromo a tratti asfissiante e angosciante, poi le esplosioni dei colori attraverso sovrimpressioni e dissolvenze, a ricercare le sensazioni di un trip acido, mentre le voci e i suoni si rincorrono e arriva improvvisa e ipnotica la musica di Ravi Shankar a sviluppare le nuove possibilità di una trama a cui sembra fuorviante dare una struttura omologata e fruibile. Cinema sperimentale, che sab...