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Miami Vice, Michael Mann, 2006

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  C’è un momento in cui Sonny (Colin Farrell) guarda fuori da una vetrata e vede l’oceano, pochi secondi in cui il suo sguardo sembra andare oltre il presente, verso quella che sarà o forse avrebbe potuto essere la sua vita. Poi si torna nel mezzo delle cose, in un flusso narrativo che non ammette pause perché tutto continui a scorrere, a passare. Non è un caso che l’elemento acquatico sia così predominante, attraversato da offshore che trasportano carichi di droga o da Sonny e Isabella (Gong Li) mente sfrecciano verso la Bodeguita del Medio a La Havana per bersi un mojito e ballare, sedursi e scoprirsi e infine scopare e amarsi. I corpi che si svelano in frammenti di intimità, sotto la doccia, fra le lenzuola, dettagli della pelle, delle dita, immagini quasi tattili che Michael Mann sa cogliere in una maniera così unica, time is luck dice Isabella a Sonny dimenticandosi così del denaro e degli affari e del mondo di cui fanno parte - Morte e gelosia e inganni perché c’è un cuore c...

Collateral, Michael Mann, 2004

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  Notte metropolitana e digitale con immagini ad alta definizione delle strade, dei palazzi, visuali dall’alto mentre un taxi scivola sull’asfalto, i grattacieli, i neon, i bagliori bluastri, grigi nel cielo, i riverberi arancioni delle luci - Incontri inaspettati all’interno del taxi, un’avvocatessa (Jada Pinkett Smith) che si dirige verso uno studio legale per preparare il suo discorso in tribunale e Max (Jamie Foxx), al volante, che le racconta il suo sogno, quello di aprire un sevizio di limousine che si trasformi in una esperienza per chi ci viaggia dentro, certo, i sogni di una vita e tutto il tempo che sprechiamo seguendo l’illusione che si realizzino, prima che sia troppo tardi e che ci rendiamo conto che non abbiamo  fatto nulla - Vincent (Tom Cruise) sale sullo stesso taxi e convince Max a portarlo in giro per tutta la notte per svolgere certi suoi affari con alcuni clienti - Non ci mettono molto i corpi a cadere, i morti ammazzati ad aumentare e nelle pause tra un o...

Blackhat, Michael Mann, 2015

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  Esiste un labirinto informatico criptico, inaccessibile per chi non ne ha le elettroniche e quasi esoteriche conoscenze, fatto di dati, numeri, codici, un universo in movimento, luminoso, pulsante che si manifesta in circuiti di connessioni ipertecnologiche, comandate da un linguaggio alieno, sostanzialmente indecifrabile, del quale alcuni uomini, gli hacker, hanno il controllo e così possono acquisire potere, come gli sciamani di un tempo, tramite l’utilizzo di una tastiera, un laptop, un telefono cellulare.  Tutto in questo mondo si muove in maniera veloce ed è come vivere in una allucinazione comune e collettiva in cui il reale non è altro che una apparentemente  tangibile presenza di tutti quegli elementi che è stata la nostra mente a creare. In forme quasi astratte di pensiero, di consapevolezza zen dell’esistenza, vanno prese decisioni, fatte scelte, assunti rischi, modellati piani di azione. Ad un flusso simile a quello dello scorrere dei dati diventa il ritmo d...