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Una storia moderna - L'ape regina, Marco Ferreri, 1963

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  Su vieni Alfonsino, vieni se vuoi - dice Regina (Marina Vlady) a suo marito (Ugo Tognazzi), sdraiata sul letto, Fererri incornicia il volto dell’attrice in uno splendido primo piano e il senso di queste parole è puramente sessuale, il povero Alfonso saranno settimane che non scopa e chissà quando avrà avuto il suo ultimo orgasmo. Una volta rimasta incinta, Regina, perde molta della sua carica erotica, nega il suo corpo al coniuge e si concentra sulla sua gravidanza. Poi quando il figlio nascerà il padre sarà bello che morto.  La visione della coppia, del matrimonio e soprattutto della natura femminile, da parte di Ferreri, è di una atroce e spaventosa lucidità. L’orrore della vita familiare, di quella insegnata e auspicata dal cattolicesimo e dalla chiesa è agghiacciante, quella gabbia soffocante di sentimenti e desideri repressi, inconciliabili fra uomo e donna, perché gli uni e gli altri sono universi talmente distanti che solo un perverso e crudele inganno (la procreazion...

Storie di ordinaria follia, Marco Ferreri, 1981

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  Storie di ordinaria follia non è un film su Bukowski, è ispirato da alcuni racconti presenti nell’omonimo libro ed ha un personaggio interpretato da Ben Gazzarra che assomiglia nei modi allo scrittore americano. Detto questo si può vedere la pellicola senza il bisogno di fare paragoni con il vecchio Hank, sarebbe ingiusto per lui, per Gazzarra e per Ferreri. Stile. Il regista ci porta in quelle strade e in quella vita così tante volte descritte da Bukowski, una galleria di perdenti, ubriaconi, disoccupati, papponi, donne pazze, miserabili e derelitti. Dove forse risiede l’essenza stessa dell’esistenza contemporanea, non sporcata dalle ipocrisie del Sogno Americano. Charles Serking (Ben Gazzarra) partecipa a reading, va nei bar, tenta di rimorchiare una donna alla fermata di un autobus, si ubriaca, segue i suoi istinti sessuali perché sa bene che sono gli unici istinti reali, gli altri sono tutte delle finzioni: il successo, il denaro, la fama, il potere. Anche se a volte sono que...

La Grande Abbuffata, Marco Ferreri, 1973

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  C’è una deriva infantile nella sessualità dei quattro protagonisti de La Grande Abbuffata: Ugo, Michel, Philippe e Marcello. Che oltre a essere simboli della società borghese dell’epoca sono anche archetipi di una libido maschile ludica e dissacrante. Il piacere edonistico, giocoso e senza tabù, viene sublimato dalle abbondanti e materne forme di Andrea, la quale, in un misto di pietà e accondiscendenza carnale, accompagnerà i quattro amici verso il loro suicidio gastronomico. La ricchezza dei cibi, delle portate, pieni di colori e fantasia si scontra con i freddi e algidi esterni della villa parigina dove questi uomini decidono di mettere in scena la loro morte. All’interno dell’abitazione si partecipa ad un teatro della crudeltà gastrointestinale, con costumi e stanze a tema, dove il culto del cibo  alimenta performance votate ad un sublime masochismo viscerale. Sembrano non esserci rimorsi o sfondi morali per questa scelta di annichilimento corporeo, contornata dai ruggi...