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Visualizzazione dei post con l'etichetta Ettore Scola

La terrazza, Ettore Scola, 1980

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Lo scrivere. Anzi, il nonscrivere. Quello di Enrico (Jean-Louis Trintignant), in mancanza di idee, bloccato davanti al suo nuovo strumento di lavoro, una sigaretta dopo l’altra, la frustrazione e l’ansia, Emanuela (Milena Vukotic) gli porta un caffè, lui si versa lo zucchero sulle lenti degli occhiali, le telefonate di un produttore (Amedeo, Ugo Tognazzi), Trintignant è in un bagno di sudore, alla cornetta vengono fuori spunti per un film come fossero confessioni di uno psicopatico, Tognazzi se la ride, in piscina, su una poltrona gonfiabile, ascoltando le parole di Enrico, ridere, bisogna ridere, immaginandosi Sordi, su uno yacht, che taglia un cocomero enorme. Lo scrivere. Anzi, il battere le dita sui tasti. Quello che fa Luigi (Marcello Mastroianni), giornalista, alla scrivania, in una redazione. Lo scrivere. E il parlare, prima di farlo. Tizzo (Stefano Satta Flores), che pare indemoniato mentre sbraita di cinema attorno a un tavolino, in mutande e canotta.  E un gruppo di uomin...

C'eravamo tanto amati, Ettore Scola, 1974

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Marciavamo con l’anima in spalla Nelle tenebre lassù E nel bianco e nero dei boschi, degli alberi spogli e della neve d’inverno, in montagna, si incontrano Gianni, Antonio e Nicola, a combattere contro il nemico nazista, diventando amici, per poi separarsi, finita la guerra e ritrovarsi di nuovo nel corso degli anni. Un tempo personale che si intreccia con quello della storia del nostro Paese: la Resistenza, la Repubblica, il dopoguerra, fino ad arrivare agli anni settanta. E il cinema, sempre e comunque. Quello del neorealismo, di De Sica, poi Antonioni e la Nouvelle Vague, il geniale omaggio ad Ejzenstein sulla scalinata di Trinità dei Monti e Fellini, nel mezzo, mentre gira una scena de La Dolce Vita . Il teatro, anche. Con Strange Interlude di Eugene O’Neill che innesca una delle molteplici trovate narrative del film, già presente nel drama originale, quella del soliloquio dei personaggi, con una luce che li illumina, rivelandone così i pensieri mentre chi gli sta intorno si ...

Una giornata particolare, Ettore Scola, 1977

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  C’è una intimità nelle immagini di Una giornata particolare che trascende qualsiasi ricostruzione storica e ci trascina nel cuore dei due protagonisti e in ciò che in esso si cela. Entrambi sconfitti e umiliati dalla società italiana dell’epoca,  Antonietta e Gabriele, finiscono per rispecchiarsi l’una nell’altro in un incontro che porterà alla luce, alla  visibilità , le ferite di due anime, a cui è stata proibita qualsiasi possibilità di essere se stesse. L’omosessualità come malattia, degradazione maschile e vergogna pubblica - La preziosa sequenza in cui la macchina da presa si avvicina a Mastroianni, mentre sta parlando al telefono e lentamente lo avvolge, come in un abbraccio, per lenirne la tristezza e renderla più sopportabile, per poi allontanarsi e riportarlo nella sua solitudine, nell’appartamento/gabbia nel quale è stato costretto a vivere. Sono gli ambienti, gli interni, a delimitare e costruire le dinamiche degli incontri fra Gabriele e Antonietta, il l...