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Taxi Driver, Martin Scorsese, 1976

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È la musica di Bernard Hermann che si amalgama con le luci rossastre, quasi infernali di una città attraversata di notte, a bordo di un taxi, Travis Bickle al volante, perché non riesce a dormire, quelle stesse luci riflesse nei suoi occhi, nel suo sguardo, tutto quello che gli passa davanti, una fauna umana in movimento, spacciatori, tossici, puttane, uomini d’affari, politici, papponi - Travis nella sua stanza, le pagine del suo diario, i pensieri ossessivi, alienati, sconnessi - Similitudini con Pickpocket di Robert Bresson, senza la stessa irraggiungibile stilizzazione, Travis che si esercita con le armi davanti allo specchio o costruisce i suoi dispositivi di estrazione veloce come Michel (Martin LaSalle) quando provava i gesti per rubare - You talking to me? - Travis che va nei cinema porno per curare la sua insonnia, che si innamora di un angelo illusorio anche se il primo a vedere Betsy è lo stesso Scorsese, seduto fuori dall’ufficio elettorale, che la segue con lo sguardo me...

Killers of the flower moon, Martin Scorsese, 2023

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  Blues sepolcrale, scandito dalle musiche originali di Robbie Robertson, alla cui memoria il film è dedicato e che alla pellicola donano il pulsare e il respiro del suo procedere, anche se poi è la morte il centro oscuro della storia, la morte e la malattia.  Scorsese si abbandona, senza mai perderne il controllo, a una estesa e lenta narrazione, che comincia dal cinema muto e si conclude in uno studio radiofonico, in cui le immagini svaniscono, per lasciare spazio solo alle voci, ai suoni, il lavoro di Scorsese come regista è finito e si può concedere il lusso di un cameo davanti a un microfono, in fondo il suo mestiere non è altro che quello di saper trasformare le parole di una sceneggiatura in sequenze di fotogrammi. Killers of the flowers moon è un film cupo, sanguigno ma non viscerale, in cui i corpi dei nativi diventano cadaveri per l’avidità e la brama di denaro dell’uomo bianco, la vera infezione di una terra un tempo sacra a chi la abitava: le cerimonie, gli sp...

The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese, 2013

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  Ci sono le droghe, perché a Wall Street senza di loro non si può fare un cazzo, la più usata è la cocaina, perché i ritmi sono frenetici e bisogna sempre essere al massimo delle prestazioni, bisogna anche farsi un paio di seghe al giorno, come suggerisce Mark Hanna (nella geniale interpretazione di Matthew McConaughey), mentre si scola un vodka e martini in un ristorante all’ora di pranzo e racconta le sue teorie a Jordan Belfort, che le droghe le amerà, in seguito, quasi come i soldi e il sesso.   Siamo lontani dalla visionarietà postmoderna di Cosmopolis , nessuna trascendenza è possibile mentre si guardano i grafici dell’andamento della borsa, è puro caos dal quale tirare fuori soldi. Poi c’è il quaalude, che ormai non è più in commercio e J. Belfort dice che ci siamo persi un grandissimo sballo e dobbiamo proprio credergli, visto gli effetti durante i suoi party selvaggi organizzati in aereo, ufficio, albergo, casa. Droghe e soldi e troie, perché le donne che gravitano ...