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Visualizzazione dei post con l'etichetta David Fincher

Gone girl, David Fincher, 2014

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  Disturbante, sottopelle. Immagini fisse urbane, titoli di apertura, particolari, il volto di lei, i suoi occhi, una mano sui capelli, una serie di domande. David Fincher ci scaraventa in un incubo psicologico, una ragnatela di relazioni malate e psicotiche, tesse i fili di questo caustico dramma lentamente - la staticità quasi bovina del volto di Ben Affleck, la pesantezza dei suoi movimenti, il suo corpo ingombrante, la vittima e il carnefice si scambiano i ruoli, cadendo verso l’abisso, come in ogni relazione sadomasochistica, il corpo di lei, attraente e magnetico, le promesse del primo incontro, la magia di un bacio in strada, la quotidianità da affrontare, la sfida di un matrimonio, le crisi, il buio.  Fincher distrugge l’illusione dell’unione tra uomo e donna, che diventa un gioco crudele e feroce, costruito sulle menzogne, le paure, il sangue. Ingabbiati nelle immagini, sprofondiamo anche noi nella disfatta, immersi in un’atmosfera livida e carica di malessere, trasp...

Zodiac, David Fincher, 2007

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Zodiac è la dettagliata e labirintica ricerca di un assassino. Attraverso incartamenti e indagini, ricostruzioni e intuizioni. Il regista cerca di svelare, a molti anni di distanza, l’identità di questo serial killer, un uomo che terrorizzò (soprattutto dal punto di vista mediatico) San Francisco in piena Love Generation. La prima parte del film è frammentaria e fluida allo stesso tempo. Fincher presenta i personaggi, ci mostra gli omicidi in maniera inusuale, costruisce una tensione disturbante, facendo colpire l’assassino nel momento più inaspettato. Atmosfere cupe e inquietanti. La violenza e il sangue non sono elementi primari ma dettagli visivi, quello che conta è l’incastro degli indizi, il loro amalgamarsi fino a formare una possibile verità. E la struttura del film inizia così ad assomigliare sempre di più a quella di un’inchiesta vera e propria, il regista non usa le informazioni che possiede come un puzzle da fare ricostruire allo spettatore, ma come un enigma che devono riso...

Fight Club, David Fincher, 1999

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Fight Club è un film molto complesso e ambiguo e si basa sul sorprendente libro di Chuck Palanhiuk. Lo scrittore si inventa un nuovo modo di scrivere, fatto di ripetizioni, di tagli, di nomi esoterici legati alla medicina, di nozioni utili se si vogliono fabbricare esplosivi. Chuck ha un talento letterario unico. Scava dentro la nostra società (consumistica) e si insinua in quei luoghi bui e molte volte nascosti, quegli antri oscuri in cui si ripiegano le incongruenze del mondo in cui viviamo. Chuck ci fa entrare in questi luoghi: gli incontri tra malati terminali, il lavoro delle compagnie automobilistiche durante gli incidenti, la costruzione di bombe. Il protagonista del libro si ritrova invischiato in una vita che non sente più propria. Schiavo del lavoro, degli oggetti, delle cose che ha intorno e di cui non ha bisogno.   "Le cose che possiedi alla fine ti possiedono" dice Tyler Durden. Ed è vero. Quella del protagonista è una rivoluzione. Di tipo anarchico e masochista...