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Arrebato, Ivan Zulueta, 1980

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  Polveri e pellicole. Film da girare e strisce da tirare. Sala di montaggio, vampiri su uno schermo, denti finti, canini appuntiti. Ci sono polveri e polveri e una è la migliore di tutte. Caballo . L’eroina. E allora ecco tornare vecchie dipendenze. E amanti da cui si era tentato di fuggire. Lo stesso abbraccio. Lo stesso appiglio. Corpi nudi. Frementi per un orgasmo. Tremanti per una crisi d’astinenza. Corpi sdraiati in un letto, sudati. I fotogrammi diluiti nel tempo, a documentare il freddo interiore. La necessità. Il bisogno. Voci che raccontano, nella mente, una storia che attende di essere ascoltata. Suoni che si arrampicano lungo la colonna vertebrale, graffiando, stridendo, creando contrasti percettivi con il montaggio che taglia, come fosse una lametta su un grammo di coca, le immagini, per scomporre i minuti in segmenti di agonia, euforia, disprezzo, desiderio - Cinema assuefatto, cinema in cerca di una forma di assuefazione, artistica, vitale, drammatica, erotica, Cecil...