Un prophéte, Jacques Audiard, 2009
Non sappiamo perché Malick El Djebena vada in galera. Vediamo il suo volto tumefatto, il viaggio verso la prigione, gli ultimi squarci di libertà che filtrano tra le sbarre del cellulare, i rituali di ingresso, la nuova vita che lo aspetta. L’educazione di Malick, la sua formazione, avviene tra le mura del carcere. Qui il ragazzo impara a leggere e a scrivere, a parlare corso, ad uccidere, a sapersi sottomettere, ad organizzarsi e a comandare. Malick ritrova le sue radici e la sua identità culturale, seguendo un percorso di crescita violento e crudele, dove nel microcosmo della prigione diventano ancora più evidenti i meccanismi bestiali delle relazione umane private della libertà. In questo luogo si sviluppano le sottotrame del genere carcerario, mentre il respiro e l’anima oscura del noir si incarnano nella figura di Cesàr Luciani, nel suo passato, nell’illusorietà del suo presente. Intorno a Malick si muovono e vivono gruppi di uomini ingabbiati, ancor più che in una cella, ...