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Climax, Gaspar Noé, 2018

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C’è una pila di libri alla sinistra della televisione dove passano le immagini di spezzoni di interviste ad alcuni ballerini e alla destra ce ne è un’altra, composta di videocassette. Fra i titoli scorgiamo dei film che andranno a permeare l’intera pellicola di Gaspare Noè. Come presenze, come fantasmi di un passato cinematografico che il regista vuole portare con sé. Possession, nella possessione lisergica dei corpi dei protagonisti, senza più controllo psicologico, liberi di esplodere  in atti di follia interpretativa. Salò o le 120 giornate di Sodoma , nelle posizioni coreografiche di apparente sottomissione, nella violenza di gesti improvvisi, nel sadismo della prevaricazione umana, nell’autolesionismo, nell’incesto. Querrelle , nei desideri e negli impulsi omosessuali, Suspiria , nei colori, nella centralità della danza come pura composizione visiva. Sembra mancare Shining, per gli interni e i corridoi e la neve che circonda la scuola e il senso labirintico dei movimenti del...