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La caduta degli dei, Luchino Visconti, 1969

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  Rituali, in interni, di una famiglia della nobiltà tedesca, a tavola, la servitù che accorre alla schioccare delle dita. Nel salone, davanti a poltrone imbottite, si assiste alla messinscena della decadenza di usi&costumi aristocratici, Helmut Berger, en travesti , imita la Marlene Dietrich de L’angelo azzurro . Ed è lui, HB (e Martin il personaggio che interpreta) l’emblema della pellicola, un virtuoso del vizio dalla bellezza androgina, che abilmente si destreggia fra travestitismo, pedofilia e incesto; il futuro erede delle acciaierie von Essenbeck non si lascia mancare nulla in quanto a perversioni. E lo vedremo in divisa da SS, con il braccio alzato, a consegnare l’impero della sua famiglia ai nazisti (chissà se Luchino si eccitava a vedere il suo Helmut vestito così…).  Fotografia meravigliosa, con i chiaroscuri della luce a disegnare i profili degli attori, colori morbosi, saturi, viscerali, corpi di donne longilinei, quasi maschili, volti stupendi (Berger, Thuli...