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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Perfect Days, Wim Wenders, 2023

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Perfect Days è un film a misura d’uomo. Negli spazi urbani, puliti, ordinati, mai affollati. Le toilette della metro che pulisce Hirayama, la casa dove vive, i locali dove mangia o vede la tv, i bagni pubblici in cui si lava. Poi l’ipnosi visiva delle strade di Tokyo. Un mondo vicino ad altri mondi. Mondi collegati, a volte connessi altre paralleli. Mondi naturali e trascendentali, che si aprono nei momenti di quiete e solitudine. La luce che filtra fra le foglie, il gioco delle ombre, quello dei riflessi sulle superfici. Il mondo dei libri, quello della musica. Che Hirayama ascolta ancora esclusivamente su musicassetta (Lou Reed, The Animals, Patty Smith, Van Morrison), pensando che Spotify sia solo un altro negozio per adolescenti. Un uomo che sembra aver raggiunto un equilibrio, scandito dal ripetersi dei giorni e delle azioni, con piccole variazioni o imprevisti che il suo cuore accetta senza venirne turbato. E poi i varchi dei sogni, in bianco e nero, da cui arrivano frammenti de...

The Beach, Danny Boyle, 2000

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  Lasciamo stare le troiate generazionali, che viste da chi si avvicina ai cinquant’anni  oggi sono ancora più tali, i paradisi pseudohippy, le enormi piantagioni di marijuana, il desiderio della carne e le bugie del sesso, gli scenari da cartolina, l’idea plastificata di avventura in un paese straniero, oltre l’anticipazione del piacere, nella ricerca di qualcosa di autentico che devii dalle rotte turistiche per immergersi in una realtà altra, un universo parallelo, posticcio come pochi, inutile come molti.  Prefigurando nel finale l’ossessione odierna della condivisione di immagini sui social media e deviando il gaming in una parentesi filmica inspiegabile che si apre, quasi dopo la metà della pellicola, in una dimensione audiovisiva alterata, dove il personaggio interpretato da Di Caprio sprofonda come in un trip andato a male, questo film non sembra però approdare da nessuna parte. Mushroom ? Chiede Robert Carlyle al giovane Leonardo che sembra non averne proprio bi...

Midsommar, Ari Aster, 2019

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Antiche e ancestrali ritualità pagane, collegate con la terra, la natura, il sole, il ciclo di vitamorte. La luce diurna che scaccia la notte, senza però esorcizzarne demoni e segreti. Una lenta e inesorabile trasformazione, funzione primordiale del rito, all’interno di una serie di passaggi, che trasformino l’ordinario in festa, mentre gli elementi primari acquisiscono potere e con essi le arcaiche conoscenze prendono forma, riconducendo uomini e donne ad una visione panteistica del mondo, in cui noi non siamo alto che figure in transizione al suo interno. Da una possibile lettura antropologica si passa poi alla pura visione o contemplazione di quanto accade, grazie anche al massiccio uso di piante e miceti dai notevoli effetti psicotropi. Di rara precisione visiva ed emotiva, va detto, la sequenza in cui vengono assunti dei funghi magici, poi le estatiche danze celebrative, fino al grandguignol sacrificale in cui macabro e grottesco trascendono la violenza in un atto creativo e il fu...