Sirat, Óliver Laxe, 2025
Presenze aliene e totemiche, quelle delle enormi casse posizionate sulla terra rossa e arida, un muro del suono pulsante e vivo, che le stesse rocce, le pareti scoscese e brulle, sembrano assorbire mentre i corpi si avvicinano agli speaker in un movimento estatico indotto dalle droghe ( of course ) e dalla techno e si uniscono in una entità apollinea e dionisiaca, sound and vision , da cui riemergere quando il rave sarà finito. Ed è proprio questa cultura al centro del film, al di là dei risvolti tragici della storia e dei vari pretesti narrativi per mandarla avanti, una cultura fatta di sonorità elettroniche, giganteschi trucks con cui spostarsi e sostanze psicotrope (acido, ecstasy, mdma) a cui affidare le proprie percezioni. Un nomadismo tribale contemporaneo alimentato dalla ricerca di libertà (o del prossimo luogo in cui allestire un free party ). Sirat è un viaggio verso il nulla ma anche un’esplorazione spirituale dello spazio, quello arcaico e ipnotico del deserto, quello i...