Post

The Beach, Danny Boyle, 2000

Immagine
  Lasciamo stare le troiate generazionali, che viste da chi si avvicina ai cinquant’anni  oggi sono ancora più tali, i paradisi pseudohippy, le enormi piantagioni di marijuana, il desiderio della carne e le bugie del sesso, gli scenari da cartolina, l’idea plastificata di avventura in un paese straniero, oltre l’anticipazione del piacere, nella ricerca di qualcosa di autentico che devii dalle rotte turistiche per immergersi in una realtà altra, un universo parallelo, posticcio come pochi, inutile come molti.  Prefigurando nel finale l’ossessione odierna della condivisione di immagini sui social media e deviando il gaming in una parentesi filmica inspiegabile che si apre, quasi dopo la metà della pellicola, in una dimensione audiovisiva alterata, dove il personaggio interpretato da Di Caprio sprofonda come in un trip andato a male, questo film non sembra però approdare da nessuna parte. Mushroom ? Chiede Robert Carlyle al giovane Leonardo che sembra non averne proprio bi...

Midsommar, Ari Aster, 2019

Immagine
Antiche e ancestrali ritualità pagane, collegate con la terra, la natura, il sole, il ciclo di vitamorte. La luce diurna che scaccia la notte, senza però esorcizzarne demoni e segreti. Una lenta e inesorabile trasformazione, funzione primordiale del rito, all’interno di una serie di passaggi, che trasformino l’ordinario in festa, mentre gli elementi primari acquisiscono potere e con essi le arcaiche conoscenze prendono forma, riconducendo uomini e donne ad una visione panteistica del mondo, in cui noi non siamo alto che figure in transizione al suo interno. Da una possibile lettura antropologica si passa poi alla pura visione o contemplazione di quanto accade, grazie anche al massiccio uso di piante e miceti dai notevoli effetti psicotropi. Di rara precisione visiva ed emotiva, va detto, la sequenza in cui vengono assunti dei funghi magici, poi le estatiche danze celebrative, fino al grandguignol sacrificale in cui macabro e grottesco trascendono la violenza in un atto creativo e il fu...

Days, Tsai Ming-liang, 2020

Immagine
  Solitudini ed epidermidi. Contatti e distanze. Piani fissi che si accumulano, si addensano sotto un cielo graffiato dalle luci al neon, in una attrazione di eventi che fanno penetrare le immagini nel vuoto della realtà, fluida-statica, quasi esente dall’invasione della parola - Spazi chiusi, strade lucide, ambienti naturali, rumori metropolitani, il ritmico tamburellare della pioggia, curve nella notte, camere di albergo - Il dolore, da qualche parte dietro lo sguardo, una malattia, la panacea di una cura, l’attesa - Un incontro improvviso - Un cinema dilatato, una concezione espansa del tempo che diventa la forma del racconto, in quei segmenti filmici in cui può accadere qualunque cosa oppure nulla, rimaniamo sospesi ad osservare, come in uno stato meditativo, i respiri che si allungano (allo stesso modo delle sequenze senza tagli), fino a perdere la percezione di noi stessi e dei nostri pensieri - Giorni che scorrono e due personaggi al loro interno, porzioni di esistenze lonta...

Onibaba, Kaneto Shindō, 1964

Immagine
Trasfigurazioni archetipiche di volti ed emozioni in maschere che ne stilizzano rabbia e gelosia, fra echi del teatro NO e leggende buddhiste, gli impulsi primari, il desiderio, il bisogno del sesso e del cibo, prendono potere nei corpi e nelle menti dei personaggi, che si muovono e rincorrono in uno spazio naturale fluido e luminoso, attraversando prati e canneti, vivendo in rudimentali capanne mentre sullo sfondo di questo apparente idillio si uccide e si viene uccisi, in un’altra ennesima guerra, da cui qualcuno cerca di fuggire e nascondersi. E questo mondo arcaico, lontano eppure vicino per l’immutabile riproporsi delle nostre debolezze viene magnificamente mostrato, grazie a un uso del bianco e nero che si appropria della luce per disegnare corpi ed espressioni, per svelare e nascondere la giostra degli stati d’animo e delle loro manifestazioni fisiche, i demoni invocati e che non sono altro che il deformarsi della quiete e dell’equilibrio del cuore, quando in preda al panico sen...

The Hustler, Robert Rossen, 1961

Immagine
Stanze di appartamenti, in cui inventarsi un amore etilico o quelle fatiscenti di una pensione da quattro soldi, dove rifugiarsi e pensare a un altro modo per tirare avanti, per poi immergersi nella vita, quella rinchiusa in una sala da biliardo, quella avvolta dalla luce penetrante della città. In questo tentativo di sopravvivenza tutta americana, tra possibilità e sconfitte, si svela un mondo dominato dal denaro, attraverso il quale si insegue il miraggio di una (auto)realizzazione totalmente illusoria. Si scommette su ogni cosa, pool , cavalli, carte; il bisogno della prossima puntata invade l’anima dei personaggi, portandoli in un vortice di dipendenza dal gioco che rischia di diventare fine a sé stesso e proprio all’interno di questo caotico turbinio, la cui fine risiede nel desiderio di emancipazione, di innalzarsi dalla mediocrità, Eddie lancerà una sfida ai propri demoni, dimostrando una innata forza interiore che però non sa bene dove indirizzare e come gestire, finendo per tr...

Necropolis, Franco Brocani, 1970

Immagine
La funzione del labirinto è quella di farci perdere, di non lasciarci uscire. Necropolis è dunque un filmlabirinto nel quale dobbiamo smarrirci, appositamente e appassionatamente sconnesso, visionario, lisergico. Una serie di stanze, allestite secondo paradigmi mentali alterati, spoglie e minimaliste o con residui colorati della pop art, uno studio cinematografico (il numero 5, lo stesso di Fellini) trasformato nel mosaico impazzito di incontri occasionali, dove il labile confine fra teatro, cinema, performance e realtà si scioglie e ricompone in nuovi scenari apocalittici e immorali, in cui gli attori compaiono e poi svaniscono, parlando, vaneggiando, confessandosi, improvvisando - Carmelo Bene, Tina Aumont, Pierre Clementi - Un cinema a cui accostarsi spogliandosi delle proprie convinzioni e certezze per lasciarsi trasportare in una dimensione altra e ipnotica, potenzialmente noiosa e incomprensibile perché al di fuori delle logiche spettacolari e commerciali, con molteplici riferime...

O abismu, Rogério Sganzerla, 1977

Immagine
Tutto è uno. Trascendenze sciamaniche e deità egizie, alterazioni cosmiche, visioni del mare, degli alberi, dei promontori, delle scogliere - Divinità elettriche, le canzoni di Jimi Hendrix, una macchina in movimento, un uomo dalle lunghe unghie arcuate, un uomo con una pistola, un folle, un assassino - Le droghe allucinogene, da qualche parte, certo, perché l’abisso sia profondo e la nostra arcaica natura si perda dentro di esso - A guardare le stelle si diventa ciechi, a bere le stelle se ne scopre il mistero, cannibalismi semantici, sincopate sezioni ritmiche, l’arrivo delle onde, il suicidio dell’ego, il vuoto della mente, ci ritroviamo dall’altra parte, le regole sono state infrante e il cinema si sposta su un altro livello di percezione: frammentata, illogica, schiumante, pura. Schegge impazzite, caleidoscopi di interazioni svanite, i riflessi delle luci, la musica che non vuole fermarsi - Monologhi lisergici, trasmissione di conoscenze aliene e alienanti, le verità nascoste, so...