O abismu, Rogério Sganzerla, 1977


Tutto è uno. Trascendenze sciamaniche e deità egizie, alterazioni cosmiche, visioni del mare, degli alberi, dei promontori, delle scogliere - Divinità elettriche, le canzoni di Jimi Hendrix, una macchina in movimento, un uomo dalle lunghe unghie arcuate, un uomo con una pistola, un folle, un assassino - Le droghe allucinogene, da qualche parte, certo, perché l’abisso sia profondo e la nostra arcaica natura si perda dentro di esso - A guardare le stelle si diventa ciechi, a bere le stelle se ne scopre il mistero, cannibalismi semantici, sincopate sezioni ritmiche, l’arrivo delle onde, il suicidio dell’ego, il vuoto della mente, ci ritroviamo dall’altra parte, le regole sono state infrante e il cinema si sposta su un altro livello di percezione: frammentata, illogica, schiumante, pura.

Schegge impazzite, caleidoscopi di interazioni svanite, i riflessi delle luci, la musica che non vuole fermarsi - Monologhi lisergici, trasmissione di conoscenze aliene e alienanti, le verità nascoste, sommerse, le pantomime della ragione, flussi di informazioni fluttuanti, senza che vi sia una forma e se ne voglia una. 

Spogliati della razionalità siamo liberi di cercare quanto non esiste. In immagini, suoni e parole. Nulla è vero, tutto è permesso.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

The man who fell to earth, Nicolas Roeg, 1976

The Misfits, John Houston, 1961

Macbeth, Roman Polanski, 1972