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La passion de Jeanne d'Arc, Carl Theodor Dreyer, 1928

Immagine
C’è una tensione costante (emotiva, psicologica, spirituale) che unisce tutte le immagini di questa pellicola (vista nella sua versione originale restaurata nel 1985, insonorizzata), un legame alchemico di inaudita potenza e forza espressiva di cui il montaggio cinematografico è solo il mezzo, in quanto la vera unità avviene all’interno di chi guarda, con l’anima di ogni inquadratura che si riversa nel nostro cuore, attraverso un ritmo visivo struggente, le serie di primi e primissimi piani, come battute di una sinfonia delle passioni costruita sulle linee dei volti maschili, incombenti, ghignanti, malefici, che si alternano a quello estatico di Reneé Falconetti, con i suoi occhi, le sue lacrime, come diamanti di dolore e beatitudine. Questo di Dreyer è un film trascendentale, esoterico, che parte dalla materia umana e dalla sua grezza natura per innalzarsi verso la pura sostanza, quella del cinema in sé stesso, la cui forma racchiude e imprigiona le immagini affinché se ne possa cogl...