Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Viva la muerte

Viva la muerte, Fernando Arrabal, 1971

Immagine
  Cinema panico, allucinatorio e visionario in cui tutto si intreccia, si stravolge, esplode, ferisce, soffoca, uccide. Violenza nelle immagini e immagini della violenza, con sequenze disturbanti, esibizioni di atrocità, attraverso un’estetica della tortura (sin dai titoli di testa realizzati da Topor) in cui si innesta una poetica sadomasochista che rivela e sonda gli abissi della psiche e della sessualità femminile. Quella della madre di Fando (forse il personaggio più complesso) la cui libido irrefrenabile, oggetto delle attenzioni del figlio, diventa  la rappresentazione di un istinto sadico e perverso che gode della propria natura. La donna si presta ad ogni tipo di perversione: atti di defecazione, umiliazioni, castrazioni, punizioni. Manifesta visivamente le oscurità del subconscio, liberandosi da qualsiasi schema mentale in cui la donna sia stata rinchiusa per secoli, madre o aguzzina, non vi è differenza, è sempre presente lo stesso amore, la stessa torbida e asfissia...