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L'uomo della strada fa giustizia, Umberto Lenzi, 1976

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  C’è una cornice, quella storica, della società italiana della metà degli anni settanta, con la sua violenza extraparlamentare e malavitosa e a volte tutte e due messe insieme. Una cornice che probabilmente Dardano Sacchetti (sceneggiatore insieme a Lenzi) ha fabbricato rifacendosi a molti dei fatti di sangue dell’epoca. Mi ricordo che DS suggeriva di scrivere una sceneggiatura in questo modo, partendo da ritagli di giornale, da notizie e poi costruendoci una trama sopra. C’è un’altra cornice, quella cinematografica e di genere. All’interno della quale L’uomo della strada fa giustizia assume più valore rispetto ad una lettura politica o morale. Certo, ci sono alcuni temi importanti che vengono toccati, come quello della giustizia, cioè cosa fare quando la legge è impotente o se sia lecito trasformarsi in una sorta di giustiziere solitario per ottenere una vendetta personale (o di far parte di ronde neofasciste in stile ku-klux-klan, per una collettiva) ma francamente tutto questo...

Alice in den Städten, Wim Wenders, 1973

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I capelli di Alice, il suo volto illuminato dalla luce del sole, in un caffè , davanti ad un gelato che si sta squagliando, Felix la guarda, scarabocchia sul suo quaderno, un’attesa che diverrà una meravigliosa amicizia. Le immagini degli States , le polaroid scattate all’improvviso, raccontare una storia attraverso le foto, intuizioni visive, senza parole, oltre N.Y. lo spazio si ripete all’infinito, sempre uguale, in sequenze di negozi, insegne, stazioni di rifornimento e stazioni radio, piloni dell’alta tensione. In movimento, perenne movimento, attraverso l’oceano, in aereo, il ritorno in Europa, Amsterdam, i canali, la Germania. Il viaggio si trasforma in incontro, nel rapporto tra un uomo e una bambina di nove anni ( è possibile l’amore in questa apparente e incolmabile distanza? ), Felix sorride ad Alice in treno, le confessa con uno sguardo che la storia che sta scrivendo parla di lei, che tutto quello che stava cercando ha il suo volto e i suoi occhi. Identità perdute, fram...

Mediterráneo, Marcel Barrena, 2021

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  Ho lavorato e condiviso gran parte del mio tempo, per parecchi anni, con migranti, richiedenti asilo e rifugiati politici e ho ascoltato le loro storie, quella del viaggio era una delle più importanti. In Italia il loro punto di arrivo era quasi sempre Lampedusa. Ho conosciuto molto bene tutto il percorso che li aspettava dopo, una volta sbarcati. In Mediterraneo possiamo vedere quello che accade prima, non in Italia ma in Grecia, il discorso, comunque, non cambia. Che un gruppo di soccorritori spagnoli ci metta l’anima e il cuore per salvare delle vite umane non può fare altro che toccarci intimamente, perché vorremmo che quella legge del mare, quella che impedisce di lasciare morire un nostro simile fosse una legge universale e purtroppo non lo è. Il traffico di migranti e poi l’accoglienza, in Italia, non è stata altro che un business. In cui erano i profitti, prima di tutto, ad avere importanza. Ci sono stato dentro a questo meccanismo e me ne sono andato prima che mi schi...

Ane, David Peréz Sañudo, 2020

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La A di Ane, nel nome scritto sulla porta della sua camera, è diventata quella che simboleggia l’Anarchia. La ragazza sta crescendo e nella confusione dell’adolescenza sembra aver trovato una via, che passa attraverso i centri sociali e le azioni sovversive. La mattina presto, davanti ad un piatto con una tostada , Lide, sua madre, dopo una notte passata a bere&ballare, aspetta la figlia che non è ancora tornata. Il silenzio della casa, il vuoto di una sedia. Sarà la prolungata assenza di Ane a mettere Lide in uno stato di agitazione emotiva e a farle iniziare un’indagine personale nel tentativo di ritrovarla. La pellicola si tinge quindi di sfumature noir sotto i plumbei cromatismi dei Paesi Baschi, ci si muove non solo in frammenti di società in cui aleggia sempre un senso di disadattamento e ribellione (agli stereotipi, alle istituzioni, al lavoro) ma anche in territori più interiori in cui prendono forma le incertezze, le ansietà e le paure di una madre che nella separazione d...

La inocencìa, Lucìa Alemany, 2019

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  Si apre in modo abbastanza esplicito questo film, con delle ragazze seminude sedute su un camion-cisterna in movimento, da cui esce un getto di acqua che inonda le strade. Le ragazze sono a cavalcioni e a gambe aperte. Il simbolismo appare evidente. E’ infatti la carica sessuale e la maniera di esprimerla quella dalla quale scaturisce l’energia vitale che vibra e sorregge l’intera pellicola. E lo scontro fra di essa e le regole di una microsocietà chiusa e bigotta (ci troviamo in un piccolo paesino della provincia valenciana) nella quale alcune ragazze, fra cui Lis, la protagonista, vivono e crescono. E le dinamiche, gli scontri, i rituali obbligati (la discoteca, i baci, il sesso, le prime sostanze stupefacenti, la scuola, la processione) vengono registrati in maniera quasi documentaristica dalla regista, Lucìa Alemany, che mette in gioco molto di suo, della sua storia personale, in questa opera prima e lo si nota non solo a livello narrativo ma anche dal poco distacco che lasci...

Una giornata particolare, Ettore Scola, 1977

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  C’è una intimità nelle immagini di Una giornata particolare che trascende qualsiasi ricostruzione storica e ci trascina nel cuore dei due protagonisti e in ciò che in esso si cela. Entrambi sconfitti e umiliati dalla società italiana dell’epoca,  Antonietta e Gabriele, finiscono per rispecchiarsi l’una nell’altro in un incontro che porterà alla luce, alla  visibilità , le ferite di due anime, a cui è stata proibita qualsiasi possibilità di essere se stesse. L’omosessualità come malattia, degradazione maschile e vergogna pubblica - La preziosa sequenza in cui la macchina da presa si avvicina a Mastroianni, mentre sta parlando al telefono e lentamente lo avvolge, come in un abbraccio, per lenirne la tristezza e renderla più sopportabile, per poi allontanarsi e riportarlo nella sua solitudine, nell’appartamento/gabbia nel quale è stato costretto a vivere. Sono gli ambienti, gli interni, a delimitare e costruire le dinamiche degli incontri fra Gabriele e Antonietta, il l...

Paris, Texas, Wim Wenders, 1984

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  Tutto appare sospeso, indefinito, nello spaziotempo desertico in cui uno sperduto H.D.S cammina, scoperto dallo sguardo di un’aquila nel suo inquieto vagare. Deriva umana, fuga, misteriosa forza interiore, inerzia. Non sappiamo molto sulle motivazioni che spingono questo uomo ad andare avanti, sicuramente il movimento è diventato ora, per lui, una (non) scelta di vita, più seducente della sedentaria inconcludenza di una ordinaria stasi esistenziale.   La musica di Ry Cooder ci accompagna in questa dimensione fluida e senza parole, aperta all’immaginazione e a ogni sua possibile svolta. E’ dal suo stesso titolo Paris,Texas, dalla semplice foto di un cartello, che questo film dichiara la sua potenza narrativa, non tanto nella storia raccontata ma nell’innumerevole quantità di spunti che da essa potrebbero nascere. Wenders ne sceglie una fra tante, quella che segue i sentieri dell’ispirazione, delle sensazioni, degli accenni, dell’anima. Poi il lento ritorno di Travis alla ...

Terminator, James Cameron, 1984

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  Tempeste magnetiche e raggi laser nella notte apocalittica, teschi schiacciati e ridotti in polvere, guerriglie post-industriali, la rabbia contro la macchina, la resistenza, il passato, l’unico modo per distruggere ogni speranza è eliminare la donna che l’ha tenuta in grembo, annunciazioni, un arcangelo soldato in spoglie terrene di stracci e scarpe da ginnastica firmate, portatore del seme della ribellione e del suo paradosso, poi un messaggero di morte in giacche di pelle nera e borchie punk, sicario ultraterreno in un corpo di oliata perfezione muscolare, il Terminator viene gradualmente privato di tessuti ed epidermide fino alla totale rivelazione del suo endoscheletro, simbolo della definitiva sconfitta della nostra razza, ormai spodestata della matrice riproduttiva, destituita dal Potere Genetico dalle intelligenze artificiali che essa stessa aveva creato. Le schegge visive dell’avvenire appaiono come frammenti di sogni o ricordi, oscure reminiscenze impregnate di un dolo...

Dogman, Matteo Garrone, 2018

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  E’ una zona di frontiera, di degrado umano e architettonico, quella in cui si muovono i personaggi di Dogman , uno spazio visivo stuprato da un’abusivismo edilizio fatiscente e grottesco, un deserto morale in cui la violenza è un linguaggio  universale, comprensibile da tutti, uomini e bestie. Non che ci sia molta differenza fra di loro, non che le dinamiche di dominio e sottomissione seguano  regole diverse, in questo degradante parallelo, in cui si osserva la ormai irreversibile deriva del nostro popolo, c’è una miseria etica che sprofonda in un incubo sociale da cui non esiste più nessuna via di uscita.  I soldi, la cocaina, i resti della famiglia, gli infimi sogni di un’ignoranza che non ha più nulla di poetico da svelare, i locali con le ragazze seminude, una piccola comunità in cui non si è nemmeno capaci di esprimere correttamente le proprie  mediocri opinioni, la sala giochi, il rimbombare del motore di una moto come un’avvertimento di paura, le immer...

Climax, Gaspar Noé, 2018

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C’è una pila di libri alla sinistra della televisione dove passano le immagini di spezzoni di interviste ad alcuni ballerini e alla destra ce ne è un’altra, composta di videocassette. Fra i titoli scorgiamo dei film che andranno a permeare l’intera pellicola di Gaspare Noè. Come presenze, come fantasmi di un passato cinematografico che il regista vuole portare con sé. Possession, nella possessione lisergica dei corpi dei protagonisti, senza più controllo psicologico, liberi di esplodere  in atti di follia interpretativa. Salò o le 120 giornate di Sodoma , nelle posizioni coreografiche di apparente sottomissione, nella violenza di gesti improvvisi, nel sadismo della prevaricazione umana, nell’autolesionismo, nell’incesto. Querrelle , nei desideri e negli impulsi omosessuali, Suspiria , nei colori, nella centralità della danza come pura composizione visiva. Sembra mancare Shining, per gli interni e i corridoi e la neve che circonda la scuola e il senso labirintico dei movimenti del...

Logan, James Mangold, 2017

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  You should take a moment and feel it – dice Xavier a Logan, sdraiato su un letto, in un momento d’imprevedibile quiete, cosa significhi essere parte di una famiglia, cosa significhi essere protetti e amati. La leggenda ha ormai abbandonato questi due personaggi della Marvel e James Mangold li libera dai loro costumi per renderli finalmente umani, due vite alla deriva, Xavier invecchiato e alle prese con una forma di demenza incurabile e Logan, alcolizzato e disilluso, al volante di una limousine per le  futili strade di  città piene di nulla. Il regista ci porta all’interno di queste esistenze borderline , di questi dropouts come ce ne sono a migliaia nelle crepe di un American Dream in frantumi, attraversiamo con loro i deserti dell’anima, squarciati da artigli di rabbia ancora micidiali, dove le ferite del passato rimangono aperte e sanguinano lente ricordi e fallimenti. Le multinazionali della guerra sperimentano progetti omicidi su nuove generazioni di cavie, in ...

La Grande Abbuffata, Marco Ferreri, 1973

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  C’è una deriva infantile nella sessualità dei quattro protagonisti de La Grande Abbuffata: Ugo, Michel, Philippe e Marcello. Che oltre a essere simboli della società borghese dell’epoca sono anche archetipi di una libido maschile ludica e dissacrante. Il piacere edonistico, giocoso e senza tabù, viene sublimato dalle abbondanti e materne forme di Andrea, la quale, in un misto di pietà e accondiscendenza carnale, accompagnerà i quattro amici verso il loro suicidio gastronomico. La ricchezza dei cibi, delle portate, pieni di colori e fantasia si scontra con i freddi e algidi esterni della villa parigina dove questi uomini decidono di mettere in scena la loro morte. All’interno dell’abitazione si partecipa ad un teatro della crudeltà gastrointestinale, con costumi e stanze a tema, dove il culto del cibo  alimenta performance votate ad un sublime masochismo viscerale. Sembrano non esserci rimorsi o sfondi morali per questa scelta di annichilimento corporeo, contornata dai ruggi...

Dolor y gloria, Pedro Almodovar, 2019

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E’ l’incontro fra un regista e una persona amata, dopo tanti anni, in una notte di ricordi e malinconie, una bottiglia di tequila e un bacio appassionato per dirsi addio di nuovo. E’ l’infanzia e una madre come forse non ce ne sono più, i suoi occhi, i vestiti,  la sua voce. E poi i colori che esplodono negli arredamenti, negli oggetti, nelle locandine dei film attaccate alle pareti. Le storie, quelle scritte, quelle che il cinema racconta. Il dolore, quello del corpo, quello dei sentimenti. L’eroina, panacea di tutti i mali possibili. Madrid negli anni ottanta. La movida. L’essere stati parte di quel mondo e di ciò che esso ha significato. E Almodovar che diventa Banderas e gli regala un ruolo in cui le emozioni possano ancora formarsi e vibrare e toccarti la pelle e il cuore. Una pellicola intimista, fatta di rimandi e echi e di ogni singolo particolare che come un tassello brillante ha formato l’estetica delle opere del direttore spagnolo. Il passare degli anni, l’invecchiare, l...

Possession, Andrzej Zulawski, 1981

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  Lo sviluppo narrativo è puro delirio attoriale, la schizofrenica frammentazione della sceneggiatura si manifesta in stati di alterazione progressiva, in cui la psiche dei personaggi si distrugge in serie e successioni di atti psicotici e crolli nervosi - Possessione filmica di corpi sul limite del collasso emotivo - Isabelle Adjani si spoglia in personalità multiple in perenne lotta fra loro, sguardo in macchina a penetrarci il cuore, orgasmi multipli nell’abbraccio ibrido di esseri mutanti - Berlino città divisa e decadente, distrutta nell’alba di indicibili ossessioni, teatro di palazzi in rovina e strade perdute nel tempo, birrerie, stazioni metro sotterranee, memorie di un sottosuolo psichiatrico agonizzante, palcoscenico di un melodramma malato, allucinatorio e sanguigno, in cui vita e recitazione si devastano, esaltano e divorano in un atto di aberrazione cinematografica - Donne urlanti e indemoniate, una madre che danza impazzita sulle schegge di un irrazionale e femmineo ...

La Pianista, Michael Haneke, 2001

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Claustrofobie emotive e implosioni dei sentimenti che la ragione (l’intelligenza?) vogliono tenere innocui - Atti di violenza fisica come disperate messinscena di fantasie proibite, racchiuse in una scatola, nascosta sotto un letto, sul quale nulla verrà mai consumato - Una lettera in cui le parole raccontano i desideri di una personalità turbata, la cui sessualità repressa si manifesta in comportamenti devia(n)ti, osceni, mai condivisi - L’interno di una cabina di un peep-show, dove visionare film pornografici, annusando fazzoletti sporchi di sperma, poi piaceri urinari in occasioni di voyeurismo notturno - Il controllo, sopra ogni cosa, quello di una madre in simbiotica convivenza con la figlia, quello musicale, di una professoressa che usa gli spartiti dei compositori come strumenti punitivi nei confronti dei propri alunni - Pezzi di vetro nella tasca di un cappotto, frustrazioni taglienti e lucide - Ancora il controllo, quello registico, di Michael Haneke, delle sue inquadrature ch...