Terminator, James Cameron, 1984
Tempeste magnetiche e raggi laser nella notte apocalittica, teschi schiacciati e ridotti in polvere, guerriglie post-industriali, la rabbia contro la macchina, la resistenza, il passato, l’unico modo per distruggere ogni speranza è eliminare la donna che l’ha tenuta in grembo, annunciazioni, un arcangelo soldato in spoglie terrene di stracci e scarpe da ginnastica firmate, portatore del seme della ribellione e del suo paradosso, poi un messaggero di morte in giacche di pelle nera e borchie punk, sicario ultraterreno in un corpo di oliata perfezione muscolare, il Terminator viene gradualmente privato di tessuti ed epidermide fino alla totale rivelazione del suo endoscheletro, simbolo della definitiva sconfitta della nostra razza, ormai spodestata della matrice riproduttiva, destituita dal Potere Genetico dalle intelligenze artificiali che essa stessa aveva creato. Le schegge visive dell’avvenire appaiono come frammenti di sogni o ricordi, oscure reminiscenze impregnate di un dolo...