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The House That Jack Built, Lars Von Trier, 2018

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  Architetture della mente, del crimine, dell’arte, del cinema. Una serie di omicidi e  poi connessioni, riflessioni filosofiche e turbe psicologiche attraverso cui l’opera di Lars Von Trier prende forma (libera, personale, unica), sottomettendo la narrazione alle esigenze del pensiero, della speculazione estetica, creando cortocircuiti etici e disintegrando ogni possibile moralismo, visto che l’autore dei ragionamenti è un sadico serial killer e le sue vittime, diventano, dalla sua prospettiva, opere d’arte.  In un dialogo over con il  suo interlocutore Vergie, che finirà per spostare la storia, in una deriva dantesca e infernale, Jack (interpretato da Matt Dillon), discute delle teorie e dei progetti che gli passano per la testa, spostando così l’attenzione dello spettatore in quei territori difficili da esplorare o penetrare, in cui l’animo umano sembra perdere le proprie protezioni e affondare negli abissi della psiche e dell’istinto animale.  L’intero fi...