Alex in Wonderland, Paul Mazursky, 1970
Alex in Wonderland è uno dei quei film che probabilmente non avrebbero potuto essere stati fatti se non a cavallo fra gli anni sessanta e settanta e di quel periodo né è impregnato in maniera viscerale, ne ha lo spirito e l’essenza: nell’umanità delle relazioni, negli stili di vita alternativa, nell’anarchia, nella confusione e nella giusta dose di follia e anticonformismo. Alex è uno stupendo Donald Sutherland, con i capelli lunghi e perfettamente a suo agio nel ruolo di un regista esordiente. Lo vediamo al lavoro, mentre parla con un produttore (bevendo vino) o a casa, mentre fa il bagno con la figlia più piccola inventando storie o sul letto con quella più grande mentre le chiede di parlargli delle sue emozioni, in una maniera davvero intima e lucente. Va con la moglie (Ellen Burstyn) a vedere una nuova casa o discute con lei in un supermercato e loro sono lì, nel mezzo delle cose, presenti a sé stessi. Poi c’è il mondo dell’immaginazione, che forse è la vera dimora di ogni ar...