Fat City, John Houston, 1972
Una storia che sembra scritta da Bukowski, anche se l’autore è un altro (Leonard Gardner) e che ne racchiude l’anima, nelle sue descrizioni di perdenti e falliti, pugili e ubriaconi. Perfettamente inserito in quella malinconia tipica di molti film dei primi anni settanta, specialmente nella bellissima sequenza di apertura, sulle note di una canzone di Kris Kristofferson, Help me make it through the night - Una piccola stanza di un albergo, le finestre aperte, le bottiglie di liquore sparse, il letto sfatto, le lattine nel cestino, un pacchetto di sigarette, un accendino che non si riesce a trovare - E John Houston ci racconta, a suo modo, questo squarcio di società, sul baratro della miseria, fra le assolate strade di Stockton, California con le sue skid rows, vie della povertà piene di neri e miserabili e accattoni di ogni tipo - Gli allenamenti e gli incontri di pugilato, i lavori nei campi, con gli immigrati al fianco, il tentativo di rimettersi in forma, quando ogni possibil...