Anna, Alberto Grifi - Massimo Sarchielli, 1975
Fa quasi male pensare che una cinquantina di anni fa Roma fosse ancora così, che ci si potesse fermare a un bar di Piazza Navona, prendersi un caffè e mettersi a chiacchiere di tutto quello che ci passava per la testa e più i discorsi diventavano bizzarri, sconclusionati, allucinati, più le persone si raggruppavano ad ascoltarli o a dire la loro e così quello spazio condiviso sembrava acquisire un valore concreto, perché creato da chi vi faceva parte, dalle sue storie, problemi, inquietudini, follie. Se la storia di Anna è quella di una ragazza con una vita tragica, suggellata da primi piani che non le danno scampo, che non la lasciano mai sola, che ne colgono l’essenza in una maniera penetrante, forse anche violenta, il fuoricampo invece è un mondo che non esiste più, non nella sua dimensione urbanistica e architettonica quanto in quella sociale e individuale - Fare un film come Anna adesso sarebbe impossibile, nessuno oserebbe tanto, nessuno se ne fregherebbe di qualsiasi moral...