Esterno Notte, Marco Bellocchio, 2022
Sembra di essere sempre sul punto di entrare dentro l’intimità dei personaggi, nelle camere da letto, in quelle segrete, le stanze del potere, quella della prigionia di Moro, quelle in cui vivono in clandestinità i brigatisti eppure ne rimaniamo fuori, in un esterno costante che diventa il fulcro della narrazione, quell’altrove ormai lontano che trova un suo peso nel semplice manifestarsi come trama, come un intreccio talmente ben costruito, con i suoi misteri e i suoi inganni, che ci si chiede se davvero non ci sia stato dietro di esso una mente che l’abbia accuratamente elaborato e sul quale ancora abbiamo dubbi e domande, echi di inquietudini svanite, risposte mai ricevute. Doveva essere un periodo di estrema confusione o di epocale lucidità quello degli anni settanta, con una generazione che una volta prese le armi non ha poi più ben saputo cosa farci, se non uccidere e fantasticare su una rivoluzione che non sarebbe mai arrivata. Bellocchio pare avere in parte nostalg...