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Onibaba, Kaneto Shindō, 1964

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Trasfigurazioni archetipiche di volti ed emozioni in maschere che ne stilizzano rabbia e gelosia, fra echi del teatro NO e leggende buddhiste, gli impulsi primari, il desiderio, il bisogno del sesso e del cibo, prendono potere nei corpi e nelle menti dei personaggi, che si muovono e rincorrono in uno spazio naturale fluido e luminoso, attraversando prati e canneti, vivendo in rudimentali capanne mentre sullo sfondo di questo apparente idillio si uccide e si viene uccisi, in un’altra ennesima guerra, da cui qualcuno cerca di fuggire e nascondersi. E questo mondo arcaico, lontano eppure vicino per l’immutabile riproporsi delle nostre debolezze viene magnificamente mostrato, grazie a un uso del bianco e nero che si appropria della luce per disegnare corpi ed espressioni, per svelare e nascondere la giostra degli stati d’animo e delle loro manifestazioni fisiche, i demoni invocati e che non sono altro che il deformarsi della quiete e dell’equilibrio del cuore, quando in preda al panico sen...