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Anna, Alberto Grifi - Massimo Sarchielli, 1975

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Fa quasi male pensare che una cinquantina di anni fa Roma fosse ancora così, che ci si potesse fermare a un bar di Piazza Navona, prendersi un caffè e mettersi a chiacchiere di tutto quello che ci passava per la testa e più i discorsi diventavano bizzarri, sconclusionati, allucinati, più le persone si raggruppavano ad ascoltarli o a dire la loro e così quello spazio condiviso sembrava acquisire un valore concreto, perché creato da chi vi faceva parte, dalle sue storie, problemi, inquietudini, follie.  Se la storia di Anna è quella di una ragazza con una vita tragica, suggellata da primi piani che non le danno scampo, che non la lasciano mai sola, che ne colgono l’essenza in una maniera penetrante, forse anche violenta, il fuoricampo invece è un mondo che non esiste più, non nella sua dimensione urbanistica e architettonica quanto in quella sociale e individuale - Fare un film come Anna adesso sarebbe impossibile, nessuno oserebbe tanto, nessuno se ne fregherebbe di qualsiasi moral...

Total Recall, Paul Verhoeven, 1990

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Intorno all’idea dell’egotrip, che ci si immagina sia roba di Philip K. Dick, si accumulano tutta una serie di altri elementi che poi trasformeranno il film in un ibrido molto diverso dalle tematiche care allo scrittore americano. L’egotrip ha qualcosa di lisergico, nel nome, nella possibilità di esistere in realtà espanse della nostra immaginazione e qualcosa di cinematografico, nel trasformare la memoria in un vissuto narrativo di cui essere protagonisti. Anche Cronenberg aveva accarezzato il progetto e di suo rimangono gli elementi mutanti dei corpi di alcuni abitanti di Marte, compreso Kuato. A Paul Verhoeven invece si deve una regia accurata ed elegante, creativa e funzionale, mentre Sharon Stone aggiunge brividi sensuali ed erotici alle immagini con la sua sola presenza. Il corpomacchina di Scharwzenegger, poi, sposta definitivamente il film nel territorio dell’action, con i suoi muscoli pronti a tutto, fra esplosioni, sparatorie e duelli fisici. Inoltre ci sono effetti visivi ri...

Bugonia, Yorgos Lanthimos, 2025

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Complotti cosmici che attraversano le menti rallentate e ossessionate di due anime   deboli e ferite, deliri alieni, castrazioni chimiche e teste rasate in uno psicodramma claustrofobico, segnato da atti di violenza e schizzi di sangue, nel tentativo di resistenza umana al predominio delle multinazionali, terrestri quanto forse provenienti da altri mondi. Lanthimos costruisce sottotesti critici sull’abbrutimento etico della nostra società, organizzando metafore come alveari nei quali inserire i segmenti narrativi di una storia che oscilla fra verità&menzogna, dominio&sottomissione, nell’attesa che i ruoli si ribaltino e le prospettive di interpretazione si invertano. L’intelligenza e l’istinto femminile sono comunque superiori ai meccanismi razionali maschili, un universo altro che finisce per travolgere le poche certezze rimaste. Ecco dunque il mistero. Poi traumi viscerali dell’infanzia e possibili abusi, l’agonia emotiva creata dal legame con una madre (volante&volat...

Esterno Notte, Marco Bellocchio, 2022

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Sembra di essere sempre sul punto di entrare dentro l’intimità dei personaggi, nelle camere da letto, in quelle segrete, le stanze del potere, quella della prigionia di Moro, quelle in cui vivono in clandestinità i brigatisti eppure ne rimaniamo fuori, in un esterno costante che diventa il fulcro della narrazione, quell’altrove ormai lontano che trova un suo peso nel semplice manifestarsi come trama, come un intreccio talmente ben costruito, con i suoi misteri e i suoi inganni, che ci si chiede se davvero non ci sia stato dietro di esso una mente che l’abbia accuratamente elaborato e sul quale ancora abbiamo dubbi e domande, echi di inquietudini svanite, risposte mai ricevute.  Doveva essere un periodo di estrema confusione o di epocale lucidità quello degli anni settanta, con una generazione che una volta prese le armi non ha poi più ben saputo cosa farci, se non uccidere e fantasticare su una rivoluzione che non sarebbe mai arrivata.  Bellocchio pare avere in parte nostalg...

Bassifondi, Francesco Pividori, 2022

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  È un microcosmo fatto di sporcizia, rifiuti, urina e feci, sorci e residui umani quello in cui vivono e si muovono Romeo e Callisto, due senzatetto romani, un mondo di degradante e innominabile libertà, una dimensione parallela e altra, al di sotto di quella ordinaria, un abisso esistenziale nel quale sprofondare o dove reinventarsi al di là di ogni presunta aspettativa della società borghese. Se vivete a Roma e qualche volta siete usciti la sera per farvi qualche birra a Trastevere, sicuramente vi sarà capitato di andare poi a fare una pisciata sulle scalinate che portano al fiume. Se proseguite camminando si arriva proprio dove è stato girato il film, tra ponte Sisto e ponte Garibaldi e magari, mentre vi rollate una canna, avrete visto i miserabili accampati lì sotto. Francesco Pividori (da una sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo) non si inventa nulla, semplicemente ha il coraggio di mostrare quello che viene nascosto dalla città, perché sopra ci sono i locali, i ristoranti,...

Cisco Pike, Bill L. Norton, 1971

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Lo spirito di un’epoca con tutte le sue contraddizioni, la sua confusa bellezza, il sapore della libertà, quello del fallimento, la malinconia del crepuscolo, l’odore dell’erba, i colori della musica. Ed è proprio una grande partita di marijuana, quasi cento chili, che Cisco Pike deve vendere per conto del detective Leo Holland (Gene Hackman), che l’aveva precedentemente sequestrata - Un poliziotto preoccupato dalla propria esile pensione, che vuole così assicurarsi una buona vecchiaia - Nei panni di Cisco Pike troviamo Kris Kristofferson, che incarna a pieno titolo lo spirito di cui si diceva, in bilico sulla propria rovina, quando il talento musicale non riesce a diventare anche un guadagno economico e allora si ritorna ai vecchi modi per fare soldi: spacciare - Panetti d’erba segati sui tavoli della cucina, i contatti, gli incontri, gli scambi - E intorno una varia umanità, il mondo della musica permeato da un’aurea lisergica, quello senza scrupoli della polizia, la seducente promes...

One battle after another, Paul Thomas Anderson, 2025

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Saranno gli impulsi sessuali, le erezioni, le ficheselvagge, a far detonare le istanze  radicali (e poi quelle reazionarie) che porteranno alle bombe, alle esplosioni, alle incursioni nei campi di prigionia degli immigrati, con la folle idea che il mondo possa cambiare e che l’azione violenta (o il cazzo di qualche uomo) sia la leva giusta sulla quale spingere per farlo. Finito l’orgasmo bombarolo, prosciugata l’estasi del gesto anarchico, le maree dell’insurrezione si ritirano nei recessi delle proprie sconfitte, nei programmi di protezione, nelle spiate sui vecchi compagni, nelle fughe, nel paranoico limbo dell’erba, nelle false identità. Sbiadito l’ardore giovanile, ci si dimentica di chi si è stati, non si ricordano più i vecchi slogan o si ripetono in una pantomima del passato, le frasi in codice sono annegate nell’alcol o nel vuoto mnemonico lasciato dal passaggio di varie sostanze psicotrope e quello che Paul Thomas Anderson sembra mettere in scena, rielaborando liberamente...