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Esterno Notte, Marco Bellocchio, 2022

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Sembra di essere sempre sul punto di entrare dentro l’intimità dei personaggi, nelle camere da letto, in quelle segrete, le stanze del potere, quella della prigionia di Moro, quelle in cui vivono in clandestinità i brigatisti eppure ne rimaniamo fuori, in un esterno costante che diventa il fulcro della narrazione, quell’altrove ormai lontano che trova un suo peso nel semplice manifestarsi come trama, come un intreccio talmente ben costruito, con i suoi misteri e i suoi inganni, che ci si chiede se davvero non ci sia stato dietro di esso una mente che l’abbia accuratamente elaborato e sul quale ancora abbiamo dubbi e domande, echi di inquietudini svanite, risposte mai ricevute.  Doveva essere un periodo di estrema confusione o di epocale lucidità quello degli anni settanta, con una generazione che una volta prese le armi non ha poi più ben saputo cosa farci, se non uccidere e fantasticare su una rivoluzione che non sarebbe mai arrivata.  Bellocchio pare avere in parte nostalg...

Bassifondi, Francesco Pividori, 2022

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  È un microcosmo fatto di sporcizia, rifiuti, urina e feci, sorci e residui umani quello in cui vivono e si muovono Romeo e Callisto, due senzatetto romani, un mondo di degradante e innominabile libertà, una dimensione parallela e altra, al di sotto di quella ordinaria, un abisso esistenziale nel quale sprofondare o dove reinventarsi al di là di ogni presunta aspettativa della società borghese. Se vivete a Roma e qualche volta siete usciti la sera per farvi qualche birra a Trastevere, sicuramente vi sarà capitato di andare poi a fare una pisciata sulle scalinate che portano al fiume. Se proseguite camminando si arriva proprio dove è stato girato il film, tra ponte Sisto e ponte Garibaldi e magari, mentre vi rollate una canna, avrete visto i miserabili accampati lì sotto. Francesco Pividori (da una sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo) non si inventa nulla, semplicemente ha il coraggio di mostrare quello che viene nascosto dalla città, perché sopra ci sono i locali, i ristoranti,...

Cisco Pike, Bill L. Norton, 1971

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Lo spirito di un’epoca con tutte le sue contraddizioni, la sua confusa bellezza, il sapore della libertà, quello del fallimento, la malinconia del crepuscolo, l’odore dell’erba, i colori della musica. Ed è proprio una grande partita di marijuana, quasi cento chili, che Cisco Pike deve vendere per conto del detective Leo Holland (Gene Hackman), che l’aveva precedentemente sequestrata - Un poliziotto preoccupato dalla propria esile pensione, che vuole così assicurarsi una buona vecchiaia - Nei panni di Cisco Pike troviamo Kris Kristofferson, che incarna a pieno titolo lo spirito di cui si diceva, in bilico sulla propria rovina, quando il talento musicale non riesce a diventare anche un guadagno economico e allora si ritorna ai vecchi modi per fare soldi: spacciare - Panetti d’erba segati sui tavoli della cucina, i contatti, gli incontri, gli scambi - E intorno una varia umanità, il mondo della musica permeato da un’aurea lisergica, quello senza scrupoli della polizia, la seducente promes...

One battle after another, Paul Thomas Anderson, 2025

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Saranno gli impulsi sessuali, le erezioni, le ficheselvagge, a far detonare le istanze  radicali (e poi quelle reazionarie) che porteranno alle bombe, alle esplosioni, alle incursioni nei campi di prigionia degli immigrati, con la folle idea che il mondo possa cambiare e che l’azione violenta (o il cazzo di qualche uomo) sia la leva giusta sulla quale spingere per farlo. Finito l’orgasmo bombarolo, prosciugata l’estasi del gesto anarchico, le maree dell’insurrezione si ritirano nei recessi delle proprie sconfitte, nei programmi di protezione, nelle spiate sui vecchi compagni, nelle fughe, nel paranoico limbo dell’erba, nelle false identità. Sbiadito l’ardore giovanile, ci si dimentica di chi si è stati, non si ricordano più i vecchi slogan o si ripetono in una pantomima del passato, le frasi in codice sono annegate nell’alcol o nel vuoto mnemonico lasciato dal passaggio di varie sostanze psicotrope e quello che Paul Thomas Anderson sembra mettere in scena, rielaborando liberamente...

Taxi Driver, Martin Scorsese, 1976

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È la musica di Bernard Hermann che si amalgama con le luci rossastre, quasi infernali di una città attraversata di notte, a bordo di un taxi, Travis Bickle al volante, perché non riesce a dormire, quelle stesse luci riflesse nei suoi occhi, nel suo sguardo, tutto quello che gli passa davanti, una fauna umana in movimento, spacciatori, tossici, puttane, uomini d’affari, politici, papponi - Travis nella sua stanza, le pagine del suo diario, i pensieri ossessivi, alienati, sconnessi - Similitudini con Pickpocket di Robert Bresson, senza la stessa irraggiungibile stilizzazione, Travis che si esercita con le armi davanti allo specchio o costruisce i suoi dispositivi di estrazione veloce come Michel (Martin LaSalle) quando provava i gesti per rubare - You talking to me? - Travis che va nei cinema porno per curare la sua insonnia, che si innamora di un angelo illusorio anche se il primo a vedere Betsy è lo stesso Scorsese, seduto fuori dall’ufficio elettorale, che la segue con lo sguardo me...

Once upon a time in... Hollywood, Quentin Tarantino, 2019

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  In un luogo come Hollywood non dovremmo cercare di fare distinzioni fra quanto appartiene al regno del reale e quanto appartiene a quello della finzione. Tutto può essere riscritto e rielaborato, tutto può essere trasformato in immagini. In questa magnifica perdita di ciò che è stato vero e nella sua trasformazione in una dimensione puramente cinematografica risiede la grandezza delle opere di Tarantino, che costruisce continuamente mondi diegetici paralleli, sequenze di vita in celluloide che trascendono lo schermo per radicarsi nello sguardo dello spettatore. Sappiamo quale è il rischio, ammettere che il doppio cinematografico sia migliore delle poche verità che contiene, spostarci anche noi nel territorio della fiction significa amare l’arte nel suo potere di trasfigurare l’ordine delle cose e degli eventi. I nglorious Basterds , Django Unchained e The Hateful Eigh t hanno visto Quentin Tarantino impegnato a riscrivere a suo modo alcune parti della Storia americana (ed europe...

The Trip, Roger Corman, 1967

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Colorato e incasinatissimo flashback degli anni sessanta, quando ancora si sperimentava con l’acido lisergico o se ne cercavano utilizzi nei vari campi delle esperienze umane. Corman, insieme a un manipolo di giovani attori, Jack Nicholson alla scrittura, Fonda, Hopper e Dern in scena, sfrutta la notorietà dell’LSD (all’epoca) e ci costruisce intorno una sgangherata pellicola (che sembra sperimentale ma invece ha finalità molto commerciali), che ha il merito di farci ricordare ciò che la sostanza può offrire in termini di applicazione dei suoi effetti al linguaggio cinematografico. Oltre a quelli visivi, ai mandala, alle luci si lavora anche sul montaggio, con tagli veloci e improvvisi che collegano fra loro diverse situazioni, pensieri, allucinazioni, le immagini abbandonano la logica razionale per perdersi nelle possibilità della poesia o del simbolismo, in una confusione percettiva che può volgere al caos totale quanto a una nuova forma espressiva. Come dicevamo si tentavano nuove s...