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Kukushka, Aleksandr Rogozhkin, 2002

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  Una natura selvaggia, quella della tundra, magnifica e libera dal condizionamento umano. Chi vive al suo interno ne rispetta i cicli e si nutre di  ciò che essa offre. Questa natura incontaminata è un testimone avvolgente che riesce ad abbracciare l’animo umano, anche nelle sue miserie, quelle create dalla guerra - Un cecchino finlandese (Veikko) viene incatenato ad una roccia. Un soldato russo (Captain Ivan Kartuzov) viene ferito. Una donna lappone (Anni) li accoglierà nella sua rudimentale capanna e si prenderà cura loro, diventandone poi l’amante. Ci sono barriere linguistiche che verrano sorpassate dall’esigenza di comunicare, di spiegarsi, di venirsi incontro. Attraverso un registro filmico che sfiora il dramma e il comico questa opera vuole essere sopratutto una dichiarazione antimilitarista e di intelligente rifiuto dell’inutilità di combattere e morire per una causa bellica, qualunque essa sia. Aleksandr Rogozhkin, il regista, ci racconta dunque di questo bizzarro tr...

Nada, Claude Chabrol, 1974

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  Gruppo anarchico Bakunin. Garbatella, Roma. Cineforum, cineutopia. La versione del film proiettata è quella doppiata in italiano, presa da YouTube. Mi sono portato appresso un paio di birre, stappo la prima. Un manipolo di anarchici decide di rapire un politico per poi chiedere i soldi del riscatto. Fra loro ci sono Fabio Testi in versione ispanico/rivoluzionaria, Lou Castel e Mariangela Melato. Volti e corpi (a parte Castel) che non so quanto rappresentino quella generazione che decise di prendere le armi e lottare con esse. Chabrol dirige tenendo conto delle dinamiche del genere poliziesco, concentrandosi sull’azione, quando avviene e anche sul senso di avventura che la vita dell’anarchico racchiude in sé, un pò bohémienne, un pò bandito, un pò figliodiputtana, idealista e criminale allo stesso tempo. L’atto di uccidere rimane di per sé atroce, qualunque ne sia il motivo, almeno per me. Nella potenza di un gesto rivoluzionario c’è una carica di passione, di volontà di cambiamen...

Puerto Escondido, Gabriele Salvatores, 1992

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  Fuggire dal proprio Paese è una cosa che andrebbe fatta, almeno una volta, nella  vita. Non dico contro la nostra volontà, altrimenti sarebbe un esilio, ma come una scelta. Arrivati a un certo punto ci si rende conto della presa per il culo nella quale uno è ingabbiato e allora c’è poco da fare, o si continua a fingere o te ne vai. E allora si taglia con tutto. Lavoro, casa, amici, famiglia, partner. Un pò di soldi da parte possono essere utili ma non essenziali. Anzi meno ne hai e più ogni cosa diventa avventurosa. Poi dall’altra parte, in qualunque posto tu abbia deciso di andare si  scoprono due cose. Che sei solo e che sei uno straniero. Puerto Escondido, in una forma fra noir (quella che funziona di meno) e commedia (quella che funziona di più) ci mostra una fuga e un luogo (il Messico) nel quale forse (fra stereotipo e speranza) si possa vivere in una maniera diversa. Che è poi quello che provano a fare i personaggi interpretati da Claudio Bisio e Valeria Golino ...

All my loving, Tony Palmer, 1968

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Che periodo la fine degli anni sessanta, in All my loving ce ne arrivano frammenti, di voci parlate, di musicisti e personaggi vari che ne fecero parte. Paul McCartney, Jimi Hendrix, Donovan, Pete Townshend, Donovan, Frank Zappa, Eric Burdon. Tutti ancora molto giovani, che manifestano il loro pensiero, dissacrante, utopico, analitico, psichedelico. Parti di un patchwork creativo che in quegli anni nel campo della musica rock e pop raggiunse forse il suo apice assoluto, grazie anche alle sperimentazioni in studio che le nuove tecnologie elettroniche avevano portato. Il documentario raccoglie questi frammenti e li amalgama in una fluida pastosità acida, con improvvise accelerazioni del ritmo e immagini che rischiano di impazzire in una eiaculazione di suoni e colori. A tratti straniante il trattamento del sonoro, con canzoni il cui volume viene abbassato fino a renderle quasi irriconoscibili o con le parti vocali messe in risalto, con toni saturi e profondi, così decontestualizzate dal...

Roma, Alfonso Cuaròn, 2018

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  Stavo leggendo I detective selvaggi di Bolaño, un libro che mi ha aperto le porte sul mondo di uno scrittore che non conoscevo, facendomi immergere fin dalle prime parole nel suo fluviale e vitale modo di narrare. E dopo 179 pagine potevo dire di essermi innamorato del libro. Protagonista nella prima parte e voce narrante è il giovane poeta Juan Garcia Madero, che vive a Città del Messico a metà degli anni settanta. E’ un diciassettenne che entra in contatto con il gruppo dei realvisceralisti, tra cui Arturo Belano e Ulises Lima. E durante una corsa in taxi, il giovane Garcia Madero, passa per il quartiere Roma Norte e in quel preciso istante qualcosa si è accesso nella mia testa, una connessione improvvisa e ho capito che avrei dovuto vedere Roma di Alfonso Cuaron, anche se e soprattutto perché non c’entrava assolutamente nulla con il libro di Bolaño. Però sapevo che dovevo vederlo. L’acqua su un pavimento arriva come fosse un’onda del mare, con quel ritmo, quasi ciclico. E n...

Sinfonia del Donbass/Entusiasmo, Dziga Vertov, 1931

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  Film di regime, certo, ma la potenza formale di questa opera rimane inaudita. Il montaggio è folgorante, il ritmo creato è di una forza inarrestabile e va a esaltare quella stessa tempistica del lavoro, in chiave utopica e socialista, come manifesto del popolo e del suo valore di produzione. Collettivismo e rivoluzione. Piani quinquennali e dittatura del proletariato. La meccanizzazione dell’agricoltura, lo sviluppo, il passaggio verso il futuro. Poi l’industria. La sua sinfonia di macchine in azione. Alcune immagini rasentano l’astrattismo.  Linee, figure geometriche. Dziga Vertov trasforma la propaganda in una esperienza visiva e sonora così complessa e allo stesso tempo diretta, sperimentale e intellegibile, fantastica e realista. La sintesi degli opposti è la magnificazione del popolo come strumento del cambiamento. La composizione dell’inquadratura raccoglie gruppi di persone che ne attraversano lo spazio o singoli volti o parti di essi - edifici industriali, macchine i...

Storie di ordinaria follia, Marco Ferreri, 1981

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  Storie di ordinaria follia non è un film su Bukowski, è ispirato da alcuni racconti presenti nell’omonimo libro ed ha un personaggio interpretato da Ben Gazzarra che assomiglia nei modi allo scrittore americano. Detto questo si può vedere la pellicola senza il bisogno di fare paragoni con il vecchio Hank, sarebbe ingiusto per lui, per Gazzarra e per Ferreri. Stile. Il regista ci porta in quelle strade e in quella vita così tante volte descritte da Bukowski, una galleria di perdenti, ubriaconi, disoccupati, papponi, donne pazze, miserabili e derelitti. Dove forse risiede l’essenza stessa dell’esistenza contemporanea, non sporcata dalle ipocrisie del Sogno Americano. Charles Serking (Ben Gazzarra) partecipa a reading, va nei bar, tenta di rimorchiare una donna alla fermata di un autobus, si ubriaca, segue i suoi istinti sessuali perché sa bene che sono gli unici istinti reali, gli altri sono tutte delle finzioni: il successo, il denaro, la fama, il potere. Anche se a volte sono que...