Post

Una giornata particolare, Ettore Scola, 1977

Immagine
  C’è una intimità nelle immagini di Una giornata particolare che trascende qualsiasi ricostruzione storica e ci trascina nel cuore dei due protagonisti e in ciò che in esso si cela. Entrambi sconfitti e umiliati dalla società italiana dell’epoca,  Antonietta e Gabriele, finiscono per rispecchiarsi l’una nell’altro in un incontro che porterà alla luce, alla  visibilità , le ferite di due anime, a cui è stata proibita qualsiasi possibilità di essere se stesse. L’omosessualità come malattia, degradazione maschile e vergogna pubblica - La preziosa sequenza in cui la macchina da presa si avvicina a Mastroianni, mentre sta parlando al telefono e lentamente lo avvolge, come in un abbraccio, per lenirne la tristezza e renderla più sopportabile, per poi allontanarsi e riportarlo nella sua solitudine, nell’appartamento/gabbia nel quale è stato costretto a vivere. Sono gli ambienti, gli interni, a delimitare e costruire le dinamiche degli incontri fra Gabriele e Antonietta, il l...

Amour, Michael Haneke, 2012

Immagine
Michael Haneke non vuole spiegare cosa significhi l’amore, gli interessa registrare, con occhio freddo e lucido, cosa comporti l’avvento di una grave malattia all’interno di una coppia di persone che vivono insieme da molto tempo. Georges (Jean Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva), ottantenni, insegnanti di musica ormai in pensione, passano una vita tranquilla e normale fino a quando Anne non viene colta da un ictus. Haneke si limita a mostrare in maniera realistica il progredire della malattia. La quotidianità dei due si deve adeguare alla nuova condizione in cui si trova Anne. La vediamo sulla sedia a rotelle, sul letto automatico, nel bagno. Sempre con il marito al fianco, che la aiuta e la accudisce. I due continuano, seppur condizionati dallo stato di Anne, a condurre una vita uguale a prima. Uguale perché ciò che li unisce è rimasto immutato. Haneke costruisce le geometrie del suo sguardo all’interno del loro appartamento, i piani fissi corrispondono alle varie st...

Paris, Texas, Wim Wenders, 1984

Immagine
  Tutto appare sospeso, indefinito, nello spaziotempo desertico in cui uno sperduto H.D.S cammina, scoperto dallo sguardo di un’aquila nel suo inquieto vagare. Deriva umana, fuga, misteriosa forza interiore, inerzia. Non sappiamo molto sulle motivazioni che spingono questo uomo ad andare avanti, sicuramente il movimento è diventato ora, per lui, una (non) scelta di vita, più seducente della sedentaria inconcludenza di una ordinaria stasi esistenziale.   La musica di Ry Cooder ci accompagna in questa dimensione fluida e senza parole, aperta all’immaginazione e a ogni sua possibile svolta. E’ dal suo stesso titolo Paris,Texas, dalla semplice foto di un cartello, che questo film dichiara la sua potenza narrativa, non tanto nella storia raccontata ma nell’innumerevole quantità di spunti che da essa potrebbero nascere. Wenders ne sceglie una fra tante, quella che segue i sentieri dell’ispirazione, delle sensazioni, degli accenni, dell’anima. Poi il lento ritorno di Travis alla ...

Terminator, James Cameron, 1984

Immagine
  Tempeste magnetiche e raggi laser nella notte apocalittica, teschi schiacciati e ridotti in polvere, guerriglie post-industriali, la rabbia contro la macchina, la resistenza, il passato, l’unico modo per distruggere ogni speranza è eliminare la donna che l’ha tenuta in grembo, annunciazioni, un arcangelo soldato in spoglie terrene di stracci e scarpe da ginnastica firmate, portatore del seme della ribellione e del suo paradosso, poi un messaggero di morte in giacche di pelle nera e borchie punk, sicario ultraterreno in un corpo di oliata perfezione muscolare, il Terminator viene gradualmente privato di tessuti ed epidermide fino alla totale rivelazione del suo endoscheletro, simbolo della definitiva sconfitta della nostra razza, ormai spodestata della matrice riproduttiva, destituita dal Potere Genetico dalle intelligenze artificiali che essa stessa aveva creato. Le schegge visive dell’avvenire appaiono come frammenti di sogni o ricordi, oscure reminiscenze impregnate di un dolo...

Dogman, Matteo Garrone, 2018

Immagine
  E’ una zona di frontiera, di degrado umano e architettonico, quella in cui si muovono i personaggi di Dogman , uno spazio visivo stuprato da un’abusivismo edilizio fatiscente e grottesco, un deserto morale in cui la violenza è un linguaggio  universale, comprensibile da tutti, uomini e bestie. Non che ci sia molta differenza fra di loro, non che le dinamiche di dominio e sottomissione seguano  regole diverse, in questo degradante parallelo, in cui si osserva la ormai irreversibile deriva del nostro popolo, c’è una miseria etica che sprofonda in un incubo sociale da cui non esiste più nessuna via di uscita.  I soldi, la cocaina, i resti della famiglia, gli infimi sogni di un’ignoranza che non ha più nulla di poetico da svelare, i locali con le ragazze seminude, una piccola comunità in cui non si è nemmeno capaci di esprimere correttamente le proprie  mediocri opinioni, la sala giochi, il rimbombare del motore di una moto come un’avvertimento di paura, le immer...

Alien, Ridley Scott, 1979

Immagine
  Guglie gotiche come forme arcaiche di oscura ingegneria spaziale. Un equipaggio addormentato in un collettivo sonno profondo. Bianchi risvegli come ennesime (ri)nascite. I primi respiri. Lenti ritorni alle normali funzioni vitali. Dinamiche di gruppo in interni claustrofobici, fra asfissianti e cupe geometrie visive,  le gocce di pioggia a rigare il volto sudato di Herry Dean Stanton fra enormi macchinari e catene, matrice  immaginativa di quello che sarà il landscape visivo della L.A. di Blade Runner, discussioni circolari sui diritti dei lavoratori, echi spaziali delle loro precarie condizioni, disumana egemonia aziendale, stellari subbugli psicologici , il tradimento robotico di una coscienza non umana, ogni vita può essere sacrificata in nome del capitale, sul pianeta Terra come nello spazio profondo. In Utero metallizzato, opaco, cosmico. Mother: coscienza elettronica e oracolare, camera delle comunicazioni verbali dalle pareti lampeggianti. Outside world : osc...

Climax, Gaspar Noé, 2018

Immagine
C’è una pila di libri alla sinistra della televisione dove passano le immagini di spezzoni di interviste ad alcuni ballerini e alla destra ce ne è un’altra, composta di videocassette. Fra i titoli scorgiamo dei film che andranno a permeare l’intera pellicola di Gaspare Noè. Come presenze, come fantasmi di un passato cinematografico che il regista vuole portare con sé. Possession, nella possessione lisergica dei corpi dei protagonisti, senza più controllo psicologico, liberi di esplodere  in atti di follia interpretativa. Salò o le 120 giornate di Sodoma , nelle posizioni coreografiche di apparente sottomissione, nella violenza di gesti improvvisi, nel sadismo della prevaricazione umana, nell’autolesionismo, nell’incesto. Querrelle , nei desideri e negli impulsi omosessuali, Suspiria , nei colori, nella centralità della danza come pura composizione visiva. Sembra mancare Shining, per gli interni e i corridoi e la neve che circonda la scuola e il senso labirintico dei movimenti del...