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Gadjo dilo, Tony Gatlif, 1997

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La musica. E le danze. Come espressioni della vita. E l’alcol. E le bottiglie. Per celebrarla - La neve, una strada ghiacciata, i campi bianchi, il freddo - Un calesse e un cavallo e un gruppo di zingare sopra. I vestiti colorati, gli accampamenti, una musicassetta, una cantante da ritrovare - I capelli scompigliati di Stéphane, le risate e i denti d’oro di Sabina, un piede in bocca, i morsi sulla pelle, il sesso, rincorrendosi nudi per i boschi - Legami famigliari, baracche (e che nessuno si azzardi a pulirci dentro!), i violini, un rudimentale grammofono, i viaggi in macchina, le feste, le sbronze e poi si ricomincia tutto da capo, un’altra bottiglia, un altro bicchiere - Si balla sulla terra dove qualcuno è stato seppellito, si bagna il suolo con eiaculazioni di vodka, si compie un rituale, si piange e si ride e ogni gesto e ogni azione confluiscono liberi e selvaggi nella vita, come il sangue che ci scorre dentro, sensualità gitana, arcaica e indecente, spiriti ancestrali fra sporc...

Alice in den Städten, Wim Wenders, 1973

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I capelli di Alice, il suo volto illuminato dalla luce del sole, in un caffè , davanti ad un gelato che si sta squagliando, Felix la guarda, scarabocchia sul suo quaderno, un’attesa che diverrà una meravigliosa amicizia. Le immagini degli States , le polaroid scattate all’improvviso, raccontare una storia attraverso le foto, intuizioni visive, senza parole, oltre N.Y. lo spazio si ripete all’infinito, sempre uguale, in sequenze di negozi, insegne, stazioni di rifornimento e stazioni radio, piloni dell’alta tensione. In movimento, perenne movimento, attraverso l’oceano, in aereo, il ritorno in Europa, Amsterdam, i canali, la Germania. Il viaggio si trasforma in incontro, nel rapporto tra un uomo e una bambina di nove anni ( è possibile l’amore in questa apparente e incolmabile distanza? ), Felix sorride ad Alice in treno, le confessa con uno sguardo che la storia che sta scrivendo parla di lei, che tutto quello che stava cercando ha il suo volto e i suoi occhi. Identità perdute, fram...

Nowhere, Gregg Araki, 1997

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  Si comincia con una bella sega mattutina sotto la doccia con il montaggio rapido di immagini etero, omo e bdsm alternate a quelle di Dark che ricreano il climax masturbatorio verso un orgasmo negato per l’arrivo di una madre che ha  bisogno del bagno - Ragazzi e ragazze, i primi piani dei loro volti, gli occhi, enormi, i ricordi della giovinezza, di quel periodo, i miei, qui tutti hanno voglia di toccarsi e di scopare e di divertirsi e come dargli torto e allora le feste e le pasticche e le droghe e anche improbabili corsi universitari e la voglia di fare cinema, una videocamera in mano e improvvisi atti di violenza e deviazione sessuale e omicidi e stupri e il sangue che schizza ovunque come fosse pomodoro - Allucinazioni aliene, colori acidi, tante giovani attrici che è una meraviglia guardare (Mena Suvari, Heather Graham, Chiara Mastroianni sadomaso), fascinazioni omosessuali, più Bret Easton Ellis che il Burroughs della tarda maturità, anche l’amore viene a far visita al...

30 Days of Night, David Slade, 2007

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  Barrow, Alaska. Ultimo avamposto della società americana prima del bianco assoluto dei ghiacciai artici. Agglomerato umano composto da caratteri stereotipati pronti al massacro. L’idea interessante: quale luogo migliore per  vivere per alcuni vampiri affamati se non una località dove la notte dura un mese intero? La realizzazione: si parte da una graphic novel (Niles e Templesmith) con un attento lavoro su colori e fotografia, impasti cromatici e contasti visivi. Le tonalità predominanti sono il bianco delle distese innevate, il rosso vivo del sangue, il blu-nero metallico della notte.  Gli inganni: la sceneggiatura è scritta in maniera meccanica, sfruttando le svolte del racconto per evidenti esigenze di incastro narrativo. Un esempio: l’incidente che costringe Stella a rimanere a Barrow.  L’ipocrisia: usare il genere horror, ancora una volta, come strumento per esaltare i valori della società americana. Sacrificio, famiglia, matrimonio, tutti elementi che inv...

Fight Club, David Fincher, 1999

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Fight Club è un film molto complesso e ambiguo e si basa sul sorprendente libro di Chuck Palanhiuk. Lo scrittore si inventa un nuovo modo di scrivere, fatto di ripetizioni, di tagli, di nomi esoterici legati alla medicina, di nozioni utili se si vogliono fabbricare esplosivi. Chuck ha un talento letterario unico. Scava dentro la nostra società (consumistica) e si insinua in quei luoghi bui e molte volte nascosti, quegli antri oscuri in cui si ripiegano le incongruenze del mondo in cui viviamo. Chuck ci fa entrare in questi luoghi: gli incontri tra malati terminali, il lavoro delle compagnie automobilistiche durante gli incidenti, la costruzione di bombe. Il protagonista del libro si ritrova invischiato in una vita che non sente più propria. Schiavo del lavoro, degli oggetti, delle cose che ha intorno e di cui non ha bisogno.   "Le cose che possiedi alla fine ti possiedono" dice Tyler Durden. Ed è vero. Quella del protagonista è una rivoluzione. Di tipo anarchico e masochista...

Red rocket, Simon Baker, 2021

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  Mickey ritorna da moglie&suocera pieno di lividi e squattrinato. Si sistema sul divano di casa e poi decide di cercarsi un’occupazione per contribuire alle spese. Durante i suoi colloqui di lavoro scopriamo che in passato si è dato parecchio da fare nell’industria pornografica, ricevendo premi e riconoscimenti (tipo quello per migliore attore in una scena blowjob ). Le cose purtroppo non sono andate bene a Los Angeles, sono andate decisamente a puttane e alcune di esse, con le quali conviveva, lo hanno portato sul lastrico e la bancarotta. La vita è così, alti e bassi, la ruota gira e in alcuni momenti può essere meravigliosa. Sarà forse la sua immaginazione, qualcosa di bello per tirare avanti o magari un altro dono degli dei del fottere ma Strawberry appare in un negozio di donuts , con i suoi occhi così invitanti, le sue labbra (e che pompini, signori, senza perderne una goccia!) e il suo corpo magico di ragazza adolescente. Mickey prende quello che arriva e cerca di goder...

Terrorizers, Wi Ding Ho, 2021

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  Sono ancora i corpi quelli che desiderano e bramano e cercano un contatto. Anche in un mondo, come il nostro e ancor di più in quello di alcune società asiatiche, in cui la virtualità dei rapporti (web chat) e delle esperienze (virtual reality games) si sta facendo sempre più invasiva e preoccupante. E’ la tecnologia che sta trasformando il nostro modo di raggiungere gli altri. Avvicinandoci ad essi e allontanandocene allo stesso tempo. Sistemi comunicativi che in realtà creano barriere invisibili. Guardiamo più lo schermo di un cellulare che le persone che abbiamo davanti. Saranno gli odori ad attrarci di nuovo? Non ci crederei molto, suggerisce qualcuno, vista tutta la merda di profumi che vendono in giro - Accarezziamo di più con le punta delle dita lo screen di un telefono che la pelle di qualcuno che vorremmo sfiorare - Erotismo vibrante, nelle immagini e qualche movimento nelle mutande nel vederle, corpi giovani, chissà se scelti apposta, poi atti di duplice voyeurismo nel...