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Victoria, Sebastian Schipper, 2015

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  Siamo in un club, a Berlino, le luci stroboscopiche e la techno, una ragazza spagnola che balla, la macchina da presa le sta addosso, quello sguardo non la lascerà più, ci farà immergere totalmente negli avvenimenti della notte, negli incontri, nei rapporti umani, quelli con dei ragazzi tedeschi, che Victoria conoscerà poco dopo e che la porteranno con loro, prima solo a bere e scherzare poi in qualcosa di più profondo e sconosciuto – I battiti del cuore aumenteranno, l’adrenalina trasformerà la percezione, si vive dentro la storia, con i personaggi, si respira insieme a loro, si possono provare le stesse emozioni, sempre più intense, cambiamenti repentini ed improvvisi, una corsa verso una impossibile fuga, la realtà che non lascia scampo come in un incubo da cui non si riesce più ad uscire.  Le uniche pause concesse dal regista a questa immedesimazione totale sono quelle sonore, ci si allontana per alcuni minuti dall’esperienza diretta del film attraverso la musica, malin...

Luoghi di cinema, Le cascate di Chia

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  Dalle parti di Bomarzo, non troppo lontano dal famoso parco dei mostri, ce ne è un altro che meriterebbe di essere visitato, quello delle cascate di Chia. Ci sono cerri e roverelli, a cui si alternano cespugli di biancospino e pungitopo, in un’atmosfera quieta e magica. Poi ci sono alcuni sentieri.  Percorrendone uno si arriva a delle piccole cascate, un’aera piena di antica meraviglia e proprio qui Pasolini, girò la scena del battessimo di Gesù nel Vangelo secondo Matteo. Oltre a lui, questa zona è stata il set scelto da altri registi, per alcune sequenze dei loro film: Mario Monicelli per l’Armata Brancaleone, Dino Risi per il Profeta, Sergio Citti per Casotto, solo per citare i più famosi. Continuando a camminare le rocce si fanno più grandi, si incrociano rovine di antichi mulini e grotte etrusche, c’è la presenza di qualcosa di mistico, di arcaico, di perduto eppure ancora vivo. Torniamo indietro e ci dirigiamo verso l’antica torre di Chia. Un luogo amato da Pasolin...

Killers of the flower moon, Martin Scorsese, 2023

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  Blues sepolcrale, scandito dalle musiche originali di Robbie Robertson, alla cui memoria il film è dedicato e che alla pellicola donano il pulsare e il respiro del suo procedere, anche se poi è la morte il centro oscuro della storia, la morte e la malattia.  Scorsese si abbandona, senza mai perderne il controllo, a una estesa e lenta narrazione, che comincia dal cinema muto e si conclude in uno studio radiofonico, in cui le immagini svaniscono, per lasciare spazio solo alle voci, ai suoni, il lavoro di Scorsese come regista è finito e si può concedere il lusso di un cameo davanti a un microfono, in fondo il suo mestiere non è altro che quello di saper trasformare le parole di una sceneggiatura in sequenze di fotogrammi. Killers of the flowers moon è un film cupo, sanguigno ma non viscerale, in cui i corpi dei nativi diventano cadaveri per l’avidità e la brama di denaro dell’uomo bianco, la vera infezione di una terra un tempo sacra a chi la abitava: le cerimonie, gli sp...

House of Gucci, Ridley Scott, 2021

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  Il nome di Patrizia Reggiani mi ronzava nel cervello senza che ne capissi il motivo mentre quelli dei membri della famiglia Gucci erano dei perfetti sconosciuti e forse quando ero ragazzo, le notizie del suo arresto e del processo, dovevano essermi arrivate nelle orecchie, dal telegiornale, mentre cenavo a casa con la mia famiglia - Maurizio Gucci viene ucciso a Firenze e chissà perché Ridley Scott ha scelto il quartiere Coppedé a Roma per girare la scena dell’omicidio - Lady Gaga è un campionario di feticismo assoluto, sempre con i tacchi alti, che siano scarpe aperte o stivali, c’è qualcosa di animalesco nella sua recitazione, di passionale, una femminile rapacità, sesso selvaggio su un tavolo, mentre Adam Driver se la sbatte come se non ci fosse domani - Feticismo delle merci, delle marche, del capitale, accumulato, investito, dilapidato - Crollo di una dinastia, tradimenti, imperi della moda collassati, venduti e ricostruiti, ricche abitazioni, interni di famiglia griffati e ...

Io capitano, Matteo Garrone, 2023

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  Il viaggio di Seydou e Moussa, dal Senegal all’Italia, è simile a quello di altre migliaia di migranti che hanno cercato di raggiungere il nostro Paese. Per i due giovani ragazzi, però, segna anche il passaggio, forse ancora prematuro, ad un’altra fase della vita, quella in cui si diventa adulti. E allora il loro cammino si ammanta di altri significati e il loro percorso diventa un viaggio iniziatico. Non a caso si manifestano fra le immagini alcuni momenti fantastici, da realismo magico, il vecchio sciamano a cui i due fanno visita, il volo del corpo di una donna morente o quello di un essere sovrannaturale che li possa riportare a casa dai loro cari.  L’immaginazione, il desiderio di scoperta sono ciò che spinge i due ragazzi a partire, perché la vita è ancora un mistero e il suo dolore e la sua sofferenza solo delle ombre ancora sfuocate. E’ poi nel vedere di cosa siano fatti gli altri uomini la scoperta che ci permette di capire chi siamo e chi saremo in questo mondo. E...

Oppenheimer, Christopher Nolan, 2023

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  Un racconto complesso, i cui fili si annodano e dipanano in diversi piani temporali e spaziali, seguendo la ormai tipica struttura narrativa a incastro dei film di Nolan. Frammenti di storie, confessioni, supposizioni, menzogne, possibili verità, in un mosaico che attraversa le vite di uomini che hanno segnato uno dei punti di svolta del secolo passato: l’invenzione della bomba atomica. Rivoluzioni scientifiche, artistiche e politiche in atto, in un momento il cui il mondo stava per cambiare, per conoscere nuovi scenari, per apprendere la potenza dell’atomo, della sua fusione e della sua fissione. Prometeica parabola, visionaria percezione della realtà, incalzante sfida contro la materia, quella di cui siamo fatti, il potere sprigionato in un singolo attimo di divina supremazia, l’estasi visiva della prima esplosione, un’estetica fungiforme di morte, little boy , fat man , uranio, plutonio, progetto Manhattan, Trinity, dopo quella rivelazione nulla sarebbe più stato come prima. ...

Il sol dell'avvenire, Nanni Moretti, 2023

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Quando Nanni si stringe il cappio intorno al collo ti viene da chiederti se non sia quello il vero messaggio del film, farla finita una volte per tutte, perché intanto il mondo intorno è cambiato e dei sogni (d’oro) e delle utopie della gioventù poco è rimasto. Nanni comunque resiste, coerente con sé stesso e le sue idee. E allora Il sol dell’avvenire (enormi lettere rosse dipinte sui muraglioni del Lungotevere) inizia ad apparire come un viaggio a ritroso, alla ricerca del tempo perduto, fra tutti quegli elementi che hanno fatto parte del mondo cinematografico di Moretti. Il nuoto, i calci al pallone, il feticismo delle scarpe, i giri per i quartieri di Roma, la caparbietà critica, la nevrosi esistenziale, la militanza politica, con quel parlare lento, scandendo tutte le parole, perché i loro significati non si smarriscano.   I luoghi classici del suo cinema ci sono tutti e non ci piace vederli come ripetizione o pedanteria ma come un’eco della sua poetica, che si espande ancora ...