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Roma, Alfonso Cuaròn, 2018

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  Stavo leggendo I detective selvaggi di Bolaño, un libro che mi ha aperto le porte sul mondo di uno scrittore che non conoscevo, facendomi immergere fin dalle prime parole nel suo fluviale e vitale modo di narrare. E dopo 179 pagine potevo dire di essermi innamorato del libro. Protagonista nella prima parte e voce narrante è il giovane poeta Juan Garcia Madero, che vive a Città del Messico a metà degli anni settanta. E’ un diciassettenne che entra in contatto con il gruppo dei realvisceralisti, tra cui Arturo Belano e Ulises Lima. E durante una corsa in taxi, il giovane Garcia Madero, passa per il quartiere Roma Norte e in quel preciso istante qualcosa si è accesso nella mia testa, una connessione improvvisa e ho capito che avrei dovuto vedere Roma di Alfonso Cuaron, anche se e soprattutto perché non c’entrava assolutamente nulla con il libro di Bolaño. Però sapevo che dovevo vederlo. L’acqua su un pavimento arriva come fosse un’onda del mare, con quel ritmo, quasi ciclico. E n...

Sinfonia del Donbass/Entusiasmo, Dziga Vertov, 1931

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  Film di regime, certo, ma la potenza formale di questa opera rimane inaudita. Il montaggio è folgorante, il ritmo creato è di una forza inarrestabile e va a esaltare quella stessa tempistica del lavoro, in chiave utopica e socialista, come manifesto del popolo e del suo valore di produzione. Collettivismo e rivoluzione. Piani quinquennali e dittatura del proletariato. La meccanizzazione dell’agricoltura, lo sviluppo, il passaggio verso il futuro. Poi l’industria. La sua sinfonia di macchine in azione. Alcune immagini rasentano l’astrattismo.  Linee, figure geometriche. Dziga Vertov trasforma la propaganda in una esperienza visiva e sonora così complessa e allo stesso tempo diretta, sperimentale e intellegibile, fantastica e realista. La sintesi degli opposti è la magnificazione del popolo come strumento del cambiamento. La composizione dell’inquadratura raccoglie gruppi di persone che ne attraversano lo spazio o singoli volti o parti di essi - edifici industriali, macchine i...

Storie di ordinaria follia, Marco Ferreri, 1981

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  Storie di ordinaria follia non è un film su Bukowski, è ispirato da alcuni racconti presenti nell’omonimo libro ed ha un personaggio interpretato da Ben Gazzarra che assomiglia nei modi allo scrittore americano. Detto questo si può vedere la pellicola senza il bisogno di fare paragoni con il vecchio Hank, sarebbe ingiusto per lui, per Gazzarra e per Ferreri. Stile. Il regista ci porta in quelle strade e in quella vita così tante volte descritte da Bukowski, una galleria di perdenti, ubriaconi, disoccupati, papponi, donne pazze, miserabili e derelitti. Dove forse risiede l’essenza stessa dell’esistenza contemporanea, non sporcata dalle ipocrisie del Sogno Americano. Charles Serking (Ben Gazzarra) partecipa a reading, va nei bar, tenta di rimorchiare una donna alla fermata di un autobus, si ubriaca, segue i suoi istinti sessuali perché sa bene che sono gli unici istinti reali, gli altri sono tutte delle finzioni: il successo, il denaro, la fama, il potere. Anche se a volte sono que...

Paradise:Faith, Ulrich Seidl, 2012

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Che masochismo e cristianesimo siano in un qualche modo uniti (o forse siano la stessa cosa) è fuori da ogni dubbio. Ci sono dipinti e affreschi e quadri a testimoniarlo. E storie. La flagellazione e la croce (esperienze sublimi in uno scenario bdsm), la corona di spine e tutta la passione, per farla breve. Un pò meno scontato è pensare al piacere che il dolore può portare con sé. Ci è stato detto che la sofferenza della carne ci eleva e ci fa trascendere e ci avvicina a Dio e su questo niente da dire, provato personalmente. E se i santi avessero seguito la strada del martirio corporeo per raggiungere un godimento fisico, un’estasi dei sensi estrema e attraverso quella arrivare a Dio? Nostro Signore Gesù Cristo, in primis? E’ una domanda che mi sono sempre posto. Il film si apre con una donna che si frusta nella riservatezza della sua camera. Davanti ad un crocefisso, con il quale in seguito si masturberà. Ci sono immagini abbastanza kitsch del Salvatore, per la casa, con le quali ell...

Paradise:Love, Ulrich Seidl, 2012

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Un gruppo di idioti (per citare Von Trier) si diverte su delle macchine a scontro. Una donna li osserva, poi torna a casa. Dentro cubicoli dalle apparenze di una stanza da letto, di un bagno, di una cucina. La donna parla con la figlia, poi prepara le valigie. Poi parte per il Kenya. Piani fissi della macchina da presa e composizioni geometriche di interni ed esterni a comporre l’idea di regia di Ulrich Seidl, lo spazio filmico è circoscritto, chiuso, deliberatamente scelto e mostrato. Poi il paradiso. Le spiagge e il mare e i corpi svaccati e sfatti di mature signore austriache e tedesche. Sono lì per provare le gioie e il brivido del turismo sessuale. Giovani ragazzi africani sciamano come mosche intorno a loro, sia per vendere qualche cianfrusaglia, sia per diventare oggetto del loro piacere. L’avvicinarsi fra le due culture, quella africana e quella europea, avviene su un piano strettamente fisico. Le donne ricercano forme di godimento che sperano possano superare la mera presenza ...

Todo Modo, Elio Petri, 1976

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  Todo modo comincia con una epidemia, profetica intuizione. Poi si entra nell’albergo/eremo di Zafer e nei sotterranei della psiche e delle logiche di chi comanda ed è asservito a Dio. Un incipit del tutto assente nel romanzo di Leonardo Sciascia, il cui protagonista e narratore, un pittore (scomparso nella pellicola di Petri), arrivava all’albergo quasi per caso, durante un suo girovagare automobilistico. E dell’opera dello scrittore siciliano rimangono il plot, alcuni personaggi e il sottotesto quasi metafisico (in assenza di moventi reali per le uccisioni che seguiranno) delle dinamiche interne di una classe politica evasiva, fuggente e calcolatrice (quella democristiana) mentre si perde il gusto intellettuale e citazionista del dialogo (sopratutto fra il pittore/narratore e Don Gaetano) e quell’abilità affabulatoria presente nei meandri della parola scritta. Un gruppo di uomini importanti (politici, ministri, segretari, banchieri, industriali) si ritrova nell’albergo/eremo di...

Lucy, Luc Besson, 2014

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Sostanza interessante questo CPH4, in grani di colore bluastro, probabilmente solubile, di potenza strabiliante. Dosaggi non specificati. L’effetto come droga ricreativa da immettere sul mercato non è chiaro, ma quello che produce nel corpo e nella mente di Lucy (Scarlett Johansson, amata in Lost in Translation) è a dir poco stupefacente. Alla giovane ragazza vengono totalmente aperte le porte della percezione, con la possibilità di arrivare al centopercento dell’uso delle proprie capacità mentali (ci si chiede invece quante delle sue ne abbia usate Luc Besson per realizzare questo film). Alcuni effetti visivi della sostanza sembrano simili a quelli dell’acido lisergico (Lucy in the Sky with Diamonds) e della psilocibina, come vedere la linfa scorrere negli alberi, ad esempio. Altri paralleli possono essere fatti con la capacità di sentire che le sostanze psichedeliche sopra citate danno la possibilità di sperimentare direttamente a chi ne fa uso, come ritornare nell’utero materno o ri...