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Uccellacci e uccellini, Pier Paolo Pasolini, 1966

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  Si muovono in un limbo spaziale quanto temporale, Ninetto e Totò. Un non-luogo dove non c’è più differenza tra passato e presente, dove la campagna romana con i suoi ruderi sfuma in lontananza con le sagome del Colosseo Quadrato e della basilica di San Paolo. Un non-luogo dove i resti della cultura contadina (il cibo, le case, il linguaggio) si mischiano con le novità d’importazione americana (i balli, la musica) e con l’avanzare di un’urbanistica che con i suoi palazzoni distruggerà tutto quanto. Non solo inglobando fisicamente contadini e poveracci, quanto inserendoli in un ordine delle cose che ne eliminerà completamente la visione del mondo. Un non luogo dove il tempo si espande e si allarga in ottiche passate, dove si vede San Francesco che dice a due frati (interpretati sempre da Totò e Ninetto) di parlare agli uccelli. Per insegnare loro che l’amore di Dio va oltre i propri istinti e oltre le classi sociali. Un insegnamento d’amore e di uguaglianza.  Una favola. O f...

More, Barbet Schroeder, 1969

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  Ibiza era una delle mete preferite dagli hippy alla fine degli anni sessanta, prima che si riempisse di discoteche e club ed è il luogo apparentemente idilliaco in cui arriva Stefan, giovane laureato tedesco, alla ricerca di qualcosa di diverso, in una sorta di viaggio di scoperta di sé stesso. La dritta per la sua destinazione gli è stata data da una giovane americana incontrata a Parigi, Estelle, che il ragazzo ritroverà poi proprio sull’isola.  Barbet Schroeder, a differenza di altri registi di pellicole similari dello stesso periodo, sembra avere le idee abbastanza chiare su cosa e su come vuole girare la sua opera d’esordio, senza perdersi in quella confusione che la quantità di droghe mostrate e usate nel film potrebbero produrre. Si respira l’aria della Nouvelle Vague, con un ampio uso della macchina a mano, nella libertà del racconto, in uno stile narrativo che si fa subito personale.  L’apparenza di un idillio, dicevamo, quello della controculura e di essere gi...

The Hateful Eight, Quentin Tarantino, 2015

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  Il pavimento di legno dell’emporio di Minnie come le assi di un palcoscenico. Ruoli da interpretare, psicodrammi in atto, il metodo Stanislaski in tutto il suo splendore. Personaggi e attori che si costruiscono a vicenda, che parlano, (si) raccontano, inventano storie, rimandano a interpretazioni passate, a film precedenti. Ci sono Le Iene e Pulp Fiction, quel modo di narrare, i dialoghi che si concentrano su un dettaglio che sembra sempre di poca importanza e che poi si trasforma in fulcro, perno della sceneggiatura. La lettera di Lincoln, la battaglia di Baton Rouge, giacche grigie e giacche blu, lo stufato di Minnie. Il razzismo profondamente comico delle battute, impossibile da prendere sul serio, i suoi effetti devastanti sull’incedere dell’intreccio, le esplosioni di violenza, le iperboli visive di sangue e pezzetti di cervello sparsi sui volti o sul pavimento (ma non c’è più nessun Mr. Wolf da chiamare per risolvere i problemi), un superbo gioco al massacro in cui tutti so...

The Bunny Game, Adam Rehmeier, 2012

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  Iperboli iperrealiste di violenze e perversioni. Torture porn in monocromo per allucinazioni falliche. Campionario visivo, disturbante, estremo, contorto, degradante di pratiche sadomasochistiche sul limite inquieto della psicosi omicida. Catene, bizzarre maschere, controllo della respirazione, marchi a fuoco sulla schiena, collare e guinzaglio, un coltello che scorre sulla pelle, crani rasati e poi esplosioni di follia, gas esilarante e altre droghe, strisce di cocaina sniffate a ritmi da vertigine adrenalinica - Una metropoli, i suoi percorsi, una prostituta, un cazzo ingoiato in gola fino a soffocare, un pompino per la via, una pisciata davanti a un cancello, poi le camminate con lo zaino in spalla, i clienti, le sigarette, la coca, il sesso spinto, le lacrime, le urla. Cosa succederebbe a non essere più noi ma qualcun altro e a ritrovarci in una città che non conosciamo? Incubi urbani in corpi che non ci appartengono. Un brutto incontro su un camion. Poi il deserto e ogni co...

How to change your mind - MDMA (2022)

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Curioso personaggio Alexander Shulgin, con il suo laboratorio privato in un capanno nel giardino di casa, fu lui il primo a produrre l’MDMA e poi ad offrirlo ad amici e colleghi per sperimentarne le proprietà in campo psichiatrico e terapeutico. Shulgin ha anche scritto un libro che si intitola PiHKAL, in cui, se si ha la passione per la chimica, vengono descritte in maniera estremamente dettagliata più di 230 molecole psichedeliche e il sistema per sintetizzarle. A dire il vero la nascita dell’MDMA risale al 1912, quando venne sintetizzato nei laboratori farmaceutici della Merck, brevettato l’anno successivo e poi lasciato a prendere polvere sugli scaffali dei loro magazzini. Questo fino agli anni settanta quando Shulgin, per conto suo, iniziò a darsi da fare.   Vista la capacità della sostanza di creare una forte empatia emotiva fra le persone, insieme ad una maggiore apertura comunicativa e a una calda e avvolgente sensazione di amore, l’MDMA veniva usato per le terapie di coppi...

À bout de souffle, Jean-Luc Godard, 1960

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  Pensiamo alle regole. Quelle di un racconto, di un film, della società. Pensiamo ad infrangerle. Possiamo ottenere tutto quello che vogliamo. Qualcosa di nuovo, qualcosa di inaspettato. Le convenzioni possono essere sconvolte, si può creare una propria forma di comunicazione o un mondo diverso nel quale vivere. Non è detto che un codice sia immutabile. Sperimentare, osare, non lasciarsi intrappolare dalle regole. Pensiamo ad infrangerle. Truffaut (sceneggiatore) e Godard (regista) ci mostrano come fare. Truffaut si lascia andare al piacere del racconto come forma da modellare a proprio piacimento. C’è un uomo che non è certo un santo. Lo vediamo rubare macchine e denaro ed uccidere un poliziotto. Lo vediamo così pieno di vita che ne rimaniamo rapiti. Il corpo di Jean-Paul Belmondo scatta frenetico e nervoso. Pura azione. Pensiero e gesti sono una unica cosa. Perenne sigaretta incollata alle labbra, da una parte all’altra della città alla ricerca di soldi. La malavita, i...

The Acid House, Paul McGuigan, 1998

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  I rvine Welsh appare proprio all’inizio del film, con indosso una maglietta di Reservoir Dogs e una scopa in mano, mentre sta pulendo uno spogliatoio di una squadra di calcio - Avevo letto The Acid House tanti anni fa, in un periodo in cui ero abbastanza fissato con lo scrittore scozzese, non una delle sue cose migliori comunque - Mi ricordavo solo l’omonimo racconto, nel libro, quello in cui un tipo si prende un acido e poi si ritrova nel corpo di un neonato, che in questa pellicola è ciò che vediamo nell’ultimo episodio, il cui protagonista è Ewen Bremner, quello che si cala l’acido, non il neonato - C’è pure un altro attore di Trainspotting in giro per le scene, Kevin McKidd - C’è parecchio sesso e gente che scopa in maniera animale e violenta - Il modo in cui parlano i personaggi nella versione originale è abbastanza difficile da comprendere, a causa del forte accento scozzese, ho provato a leggere un libro di Welsh ( Marabou Stork Nightmares ) in originale, stesso problem...