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The Zone of Interest, Jonathan Glazer, 2023

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  È un momentaneo blackout della memoria, quello da cui emergono rumori e poi suoni, un magma noise straniante, una zona della ragione dove il rimosso diventerà presente, come manifestazione non visibile di un passato che ancora sconvolge (i campi di sterminio) e verso il quale prende forma, ad autodifesa della vita di una famiglia tedesca (quella di Rudolf Höss), la messinscena della normalità del quotidiano (luce naturale e macchine da presa nascoste che spiano gli attori), attraverso una narrazione temporale frammentata e discontinua e il ripetersi di gesti e azioni: la cura del giardino, il crescere i figli, i momenti di svago, le faccende domestiche, il mandare avanti una casa o Auschwitz con la stessa fredda e distaccata efficienza. Non che questo accresca l’orrore, anzi lo inquadra in dinamiche semplici e riconoscibili, come sono quelle all’interno di una famiglia borghese o come possono essere le logiche di produzione e sviluppo, di miglioramento dei risultati, di capitaliz...

La Comunidad, Alex de la Iglesia, 2000

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  La cifra stilistica di questa opera è quella del pastiche e della contaminazione di generi, una delle caratteristiche principali del postmoderno, secondo alcuni teorici. Insieme alla scrittura di testi filmici che si basino su elementi di altri film o sulla rielaborazione narrativa (anche in chiave parodistica, come in questo caso) dell’immaginario cinematografico collettivo. Alex de la Iglesia parte da Hicthcock e Polanski (l’Inquilino del terzo piano) e popola il suo strambo condominio di quella vitalità tanto cara ad Almodóvar, del quale ritroviamo anche l’uso del colore e un’attrice feticcio, Carmen Maura, nella parte di Julia. Per il resto il film non è altro che un gioco del regista con lo spettatore, con l’intenzione del primo di spiazzare sempre la visione del secondo inscenando le situazioni più grottesche. A volte si scivola nella commedia altre nell’orrore, con sangue e violenza ingiustificata, altre ancora nella parodia ed è qui che si manifesta la contaminazione di...

Vultures (Havoc Version), Jon Rafman, 2023

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  Visioni apocalittiche del nuovo millennio, flusso ipnotico, aberrante, distopico, straniante creato da una AI sotto l’effetto di sperimentali sostanze psicotrope (somministrate dall’artista Jon Rafman). Costante morphing di bizzarre figure, sgranate e grottesche, che si muovono, a bassa definizione, nelle immagini, come all’interno di una disturbante sequenza onirica, animali e esseri incappucciati, gang e armi, estetica sadomaso e deriva da dungeon dannato, elettronica rielaborazione delle raffigurazioni infernali di Bosch e Brueghel, nella deformità della specie e nella sua aberrante e indemoniata alterazione. Primitiva e feticistica ipotesi di un’altra realtà futura formulata da renderizzazioni randagie, contraffatte e autonome - Saranno le macchine e la loro immaginazione digitale e deviata a creare gli scenari cinematografici del domani? Ci ritroveremo sul bordo dell’abisso, sui limiti dello schermo, senza osare chiederci cosa si nasconda nel fuoricampo? Probabilmente gli es...

Poor things, Yorgos Lanthimos, 2023

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  Favola retrò (nei costumi, nelle ambientazioni), gotica (nella rielaborazione della figura di Frankenstein), illuminista (nei princìpi) e moderna (nel desiderio di emancipazione della donna) che analizza e ripropone sotto lenti deformanti e ironiche l’eterna lotta fra maschile e femminile, tra queste due forze che regolano e controllano il mondo e l’universo. Nelle dinamiche umane le ritroviamo come forme di dominazione e sottomissione, psicologica quanto culturale, anche se la loro vera origine resta un’altra, quella sessuale. Sarà infatti il risveglio erotico di Belle Baxter la vera spinta che la metterà in costante confronto con la realtà e la società (di matrice vittoriana) che ha intorno e verso la quale non nutre nessuna inibizione dettata dal conformismo. Belle, in quattro creatura di pura immaginazione, è uno spirito libero in un corpo (ricostruito, ricreato) che non conosce regole morali. Il costante dialogare con sé stessa (l’uso della terza persona invece della prima) ...

Get Out, Jordan Peele, 2017

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  Ipnosi da tazzina tintinnante per andare in un altroluogo, per sprofondare ( to sink ) dentro se stessi, una caduta libera (un po’ come Mark Renton quando va in overdose) in uno spazio oscuro, nel quale la mente perde il suo potere e il corpo viene controllato. Da chi? Da quelle persone che necessitano una seconda casa per il loro spirito. Chiavi di lettura pseudopolitiche dell’ipocrisia white americana, parvenze di resistenza black a tentativi di manipolazione, derive gotiche negli esperimenti di una famiglia dalle buone e sane apparenze, poi tutto si sgretola e si finisce nel sangue e nella violenza.  La fuga è reazione al sentirsi incomodo in mezzo agli altri, perché qualcosa non torna, nei comportamenti dei fratelli che non ti riconoscono come uno di loro. L’occhio di un fotografo che guarda quello che ha intorno e non lo riconosce. Supposizioni e teorie di sexslavery che portano risate sulle bocche di poliziotti increduli. Toni da commedia, cortocircuiti televisivi ...

Mullholand Drive, David Lynch, 2001

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  La chiave e la scatola blu e i mondi che essa racchiude. La chiave di lettura è la scatola blu. E se l’intero film non fosse altro che un testo ermetico che solo gli iniziati che ne conoscono l’alfabeto segreto possono comprendere? Pieno di simboli, personaggi, luoghi che rimandano a qualcos’altro, non decifrabili da subito e da tutti, nell’immediato, un racconto per immagini oniriche e cinematografiche che può essere inteso oppure totalmente frainteso e più sono i livelli del subconscio in cui si scende per cercare un significato e più ci si perde nel labirinto della psiche e in quello del cinema stesso - Gli elementi delle storie a cui assistiamo mentre sogniamo sono archetipici in quale misura? In quella in cui ci sono immagini o situazioni che, a prescindere dalla nostra cultura di origine, ricorrono nei sogni di tutti gli uomini? Oppure è il racconto cinematografico che ha generato nei sogni degli uomini elementi che si ripetono e si assomigliano e si ritrovano nelle nostre ...

Lou Reed's Berlin, Julian Schnabel, 2007

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  Provate a non emozionarvi quando Lou Reed canta Caroline says (con Emmanuel Seigner as Caroline), soprattutto se nel vostro intimo regnano pulsioni masochistiche e sapete quanto il dolore dei sentimenti sia una delle forme d’amore più pure e quello del corpo una delle forme di piacere più potenti. Immaginatevi a Berlino (città divisa, tra il buio e la luce di emozioni contrastanti) se non ci siete mai stati, a vagare per le strade in cerca di qualche droga, con pensieri artistici di ambiguità sessuale e astinenza e una malinconia splendente e dolce nel cuore per ciò che è andato e scomparso e non potrà tornare. Scriverete i vostri versi dove capita, su una panchina, in una bar, nell’angolo decadente di qualche appartamento sfitto, nel cesso di una stazione in attesa della prossima dose d’eroina o botta di speed.  Ero al cineclub del gruppo anarchico Bakunin, a Garbatella e come al solito all’effetto delle immagini si aggiungeva quello dei bicchieri di birra e in alcuni mom...