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Lost Highway, David Lynch, 1997

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  Un altro non-luogo che non può non esistere se non nella mente del regista. Lost highway. Strade perdute della memoria. Perché i ricordi siano quelli che noi vogliamo e non esattamente la copia mnemonica di ciò che è realmente accaduto. Sdoppiamenti di personalità e filmini pornografici. Con il volto gigante di lei che ti guarda mentre si sta facendo scopare da dietro. Brucia il desiderio e quel misto di eccitamento e frustrazione. Lei ti dice cosa fare e in un modo o nell’altro ti porterà dalla sua parte. Una seduzione dolce e avvolgente e rischiosa. Patricia Arquette va a prendere il giornale della mattina in vestaglia e tacchi alti. Trova una videocassetta. Bill Pullman suona il sax in un club come se stesse eiaculando, peccato che al letto il suo strumento non abbia la stessa potenza e intensità. Gli interni, i colori desaturati delle pareti, il design del subconscio, le stanze allineate di un incubo in un hotel nel deserto. Riverberi di luce elettrica da dietro le porte. Bra...

Porco Rosso, Hayao Miyazaki, 1992

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  Quando non è a bordo del suo idrovolante a dare la caccia ai pirati del cielo, Porco Rosso si rilassa su una sdraia, sotto un ombrellone, con un bicchiere di vino rosso in mano, una sigaretta e la radio accesa - È nella sua spiaggia privata, un rifugio nascosto in una piccola isola del Mediterraneo - Il mare, l’azzurro, i movimenti dell’acqua, quelli delle nuvole e del cielo - E dentro di esso la presenza quasi magica di macchine volanti che si inseguono - Poi la terra e le città e gli uomini e le donne che vi abitano, uno scorrere di sensazioni che arrivano dal passato, dai suoi colori, dalle voci, dai vestiti, dagli odori - Immagini mentali fluide, luoghi di pura immaginazione creativa, svelati fra le pieghe della Storia, un momento in bilico sulla guerra, i disegni di Miyazaki sono veramente animati, nel senso che possiedono un’anima che li fa muovere e il cui impulso è interiore, c’è un cuore, specialmente in alcuni dei personaggi, come quello che fa avvicinare le labbra dell...

The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese, 2013

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  Ci sono le droghe, perché a Wall Street senza di loro non si può fare un cazzo, la più usata è la cocaina, perché i ritmi sono frenetici e bisogna sempre essere al massimo delle prestazioni, bisogna anche farsi un paio di seghe al giorno, come suggerisce Mark Hanna (nella geniale interpretazione di Matthew McConaughey), mentre si scola un vodka e martini in un ristorante all’ora di pranzo e racconta le sue teorie a Jordan Belfort, che le droghe le amerà, in seguito, quasi come i soldi e il sesso.   Siamo lontani dalla visionarietà postmoderna di Cosmopolis , nessuna trascendenza è possibile mentre si guardano i grafici dell’andamento della borsa, è puro caos dal quale tirare fuori soldi. Poi c’è il quaalude, che ormai non è più in commercio e J. Belfort dice che ci siamo persi un grandissimo sballo e dobbiamo proprio credergli, visto gli effetti durante i suoi party selvaggi organizzati in aereo, ufficio, albergo, casa. Droghe e soldi e troie, perché le donne che gravitano ...

Cruising, William Friedkin, 1980

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  Cruising è una torbida discesa che ci trascina oltre le dinamiche della violenza omicida per farci penetrare all’interno dei locali SM per omosessuali, dove piacere e dolore hanno un loro codice, un loro lessico e una loro estetica. Il colore predominante dei vestiti è il nero, anche se ci sono delle bandane di altri colori, che una volta indossate acquisiscono un loro preciso significato, come spiega l’addetto di un sexy shop a uno spaesato Steve Burns (Al Pacino), che cerca di fare chiarezza in ciò che vede e soprattutto in ciò che prova - Leather , pelle e cuoio, per giacche e pantaloni. Copricapi in stile gestapo, occhiali a specchio, manette, bracciali e borchie - E poi una sessualità che trova la propria espressione attraverso le pratiche più disparate, dal fisting al bondage , passando attraverso le umide gioie dei water games . Anche Robert Mapplethorpe era entrato in  questo mondo e lo aveva ritratto lasciandoci delle fotografie ancora oggi alquanto sconvolgenti. ...

The Lighthouse, Robert Eggers, 2019

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  Racconti e leggende d’oltremare. I fischi dei gabbiani e il suono ripetitivo e ipnotico di una sirena antinebbia. La pioggia, il rumore del vento, la voce della tempesta. Le assi di legno del pavimento, gli oggetti, i macchinari. I visi sporchi, invecchiati, deformati dalle risate alcoliche, quando nella notte i labili confini dell’umanità svaniscono e ci si ritrova a danzare e cantare nell'estasi di un mondo atavico e misterioso, mitologico e visionario. Deliri sessuali in esplosioni masturbatorie di grida, sudore e sperma. Fantasie onanistiche di amplessi marini con sirene distese su rocce di piaceri primordiali, i capezzoli duri di salsedine, la fica come una ferita pulsante e accogliente. La luce, le visioni prismatiche della lanterna del faro, altri impossibili accoppiamenti, altri eccessi di puro erotismo allucinatorio - Il passare dei giorni, i lavori da svolgere, le dinamiche di dominio e sottomissione, le umiliazioni, gli odori nauseabondi del corpo, i gas intestinali,...

Vertigo, Alfred Hitchcock, 1958

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  Quadri allucinatori nella cornice di una ossessione. Sin dai titoli di testa (Saul Bass), con i giganteschi dettagli di occhi e labbra. Le bugie delle parole e le storie che gli sguardi inventano. Poi composizioni geometriche in movimento concentrico. Spirali ottiche. Sequenze in cui i colori pulsano e le figure si stagliano oltre lo spazio, in silhouette che cadono nel vuoto. Vertigine non è solo quella provata guardando in basso è anche e soprattutto quella dell’ascesa, della salita, del climax dell’orgasmo. Possibili letture sessuali. La torre come simbolo fallico e un uomo ridotto all’impotenza. La guarigione attraverso la morte e il sacrificio di una donna amata. Amata e ricostruita. Amata e (re)inventata. Nei gesti, nei vestiti, nel portamento. Nella tinta dei capelli. Doppi che si svelano e sovrappongono. Dettagli impressi nella memoria. Immagini pittoriche, cromatismi così saturi che sembrano appartenere a luoghi onirici. Il rosso avvolgente delle pareti di un ristorante....

Gummo, Harmony Korine, 1997

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Ancora kids e anche gente più cresciuta, nei sobborghi di una cittadina americana, in un mosaico di miserie umane, pure nel cuore e nello sguardo. Si attraversa la vita borderline di ragazzi e giovani adulti, in un patchwork visivo di immagini, videotape, polaroid, vhs, una estetica altra, aliena che confonde e destabilizza, che porta alla luce intimità e violenze, tenerezza e stupidità, passati angosciosi e presenti instabili. Si scontrano e si amalgamo insicurezze e tentativi, epidermiche improvvisazioni a cui partecipiamo sempre con la sensazione di trovarci di fronte a qualcosa di sfuggente, ai limiti, di osservare quello che succede lungo il perimetro frastagliato dell’esistenza, oltre il quale c’è il pericolo di perdersi, abbandonarsi, non saper più riconoscere quello che accade o dove si stia andando. C’è un ragazzo muto con le orecchie da coniglio. E altri che uccidono gatti per fare un pò di soldi e poi tirare colla per stordirsi. Ci sono interni di famiglie disfunzionali. No...