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Non essere cattivo, Claudio Caligari, 2015

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  È difficile, a volte impossibile, fuggire dall’ambiente in cui si è cresciuti, soprattutto quello delle borgate, ci sono regole, meccanismi e rituali che nel corso degli anni ti entrano dentro, che si imparano da quando si è bambini, diventando parte delle persone, creando dipendenza, come una droga, uno se ne vorrebbe liberare ma non ci riesce, finisce sempre per ricadere negli stessi errori, nei medesimi vizi.   E la storia di Cesare e Vittorio non è tanto diversa, quel desiderio di cambiare, di trasformarsi è solo un’illusione, una via di fuga mentale che non porterà da nessuna parte. Non sarà un lavoro onesto a liberarli dalla propria vita passata, perché i due ragazzi sono stati già fregati nella loro testa, come quasi tutti, nei bisogni che credono necessari, nei limiti di un mondo chiuso che non riusciranno mai a superare.   A metà degli anni novanta, a Roma e Ostia (colonia della delinquenza della Capitale e del Litorale) giravano enormi quantità di pasticch...

Das Boot, Wolfgang Petersen, 1981

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  Sbronze colossali prima di imbarcarsi, perché ubriacarsi è importante quando si è giovani o quando si è disillusi e le foto scattate sul ponte dell’U-Boot, il giorno della partenza, con il capitano che suggerisce che sarebbe stato meglio farle in quello del ritorno, quando le guance dei soldati non sarebbero state imberbi come adesso e loro sarebbero sembrati più vecchi e non solo dei ragazzi - E poi la claustrofobia asfissiante all’interno del sottomarino, con i suoi spazi ristretti e la continua vicinanza di qualcuno, i vari settori, la sala macchina, quella dove dormire, il tavolo degli ufficiali, la sala comando con il periscopio - Le tattiche d’azione, gli attacchi e le fughe, le attese, i giochi psicologi, continue strategie mentali, quelle del capitano in attimi di estatica consapevolezza, dove i suoi occhi sembrano perdersi in visioni trascendentali, del mare, dell’oceano, della guerra, di ciò che esiste al di fuori di quell’imbarcazione che appare e scompare - Verticalit...

Medea, Pier Paolo Pasolini, 1969

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  Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo - Cinema visionario e antropologico, narrato attraverso la ricchezza visiva delle immagini, dei colori, dei costumi - Testi classici rielaborati in chiave pittorica, dove la forza delle parole trascende la propria natura verbale per diventare corpo filmico, smembrato e divorato, ricostruito secondo logiche liriche, ritmato da pulsioni ancestrali, circondato dai misteri di luoghi magici e antichi - Rituali pagani attraverso atti di violenza e catarsi, il dischiudersi davanti ai nostri occhi di un mondo tragico e perduto, posseduto da presenze ctonie - Le alte mura di fortificazioni desertiche, le geometrie visive di cortili rinascimentali, la presenza magnetica e enigmatica di Maria Callas, maschera ambigua del mistero dell’universo femminile - Sonorità rarefatte e ipnotiche, dissonanti e ataviche - Osserviamo questa costante meraviglia della macchina da presa nello svelare i segreti di una dimensione altra, ignota e seducente, piena di ...

Lost Highway, David Lynch, 1997

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  Un altro non-luogo che non può non esistere se non nella mente del regista. Lost highway. Strade perdute della memoria. Perché i ricordi siano quelli che noi vogliamo e non esattamente la copia mnemonica di ciò che è realmente accaduto. Sdoppiamenti di personalità e filmini pornografici. Con il volto gigante di lei che ti guarda mentre si sta facendo scopare da dietro. Brucia il desiderio e quel misto di eccitamento e frustrazione. Lei ti dice cosa fare e in un modo o nell’altro ti porterà dalla sua parte. Una seduzione dolce e avvolgente e rischiosa. Patricia Arquette va a prendere il giornale della mattina in vestaglia e tacchi alti. Trova una videocassetta. Bill Pullman suona il sax in un club come se stesse eiaculando, peccato che al letto il suo strumento non abbia la stessa potenza e intensità. Gli interni, i colori desaturati delle pareti, il design del subconscio, le stanze allineate di un incubo in un hotel nel deserto. Riverberi di luce elettrica da dietro le porte. Bra...

Porco Rosso, Hayao Miyazaki, 1992

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  Quando non è a bordo del suo idrovolante a dare la caccia ai pirati del cielo, Porco Rosso si rilassa su una sdraia, sotto un ombrellone, con un bicchiere di vino rosso in mano, una sigaretta e la radio accesa - È nella sua spiaggia privata, un rifugio nascosto in una piccola isola del Mediterraneo - Il mare, l’azzurro, i movimenti dell’acqua, quelli delle nuvole e del cielo - E dentro di esso la presenza quasi magica di macchine volanti che si inseguono - Poi la terra e le città e gli uomini e le donne che vi abitano, uno scorrere di sensazioni che arrivano dal passato, dai suoi colori, dalle voci, dai vestiti, dagli odori - Immagini mentali fluide, luoghi di pura immaginazione creativa, svelati fra le pieghe della Storia, un momento in bilico sulla guerra, i disegni di Miyazaki sono veramente animati, nel senso che possiedono un’anima che li fa muovere e il cui impulso è interiore, c’è un cuore, specialmente in alcuni dei personaggi, come quello che fa avvicinare le labbra dell...

The Wolf of Wall Street, Martin Scorsese, 2013

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  Ci sono le droghe, perché a Wall Street senza di loro non si può fare un cazzo, la più usata è la cocaina, perché i ritmi sono frenetici e bisogna sempre essere al massimo delle prestazioni, bisogna anche farsi un paio di seghe al giorno, come suggerisce Mark Hanna (nella geniale interpretazione di Matthew McConaughey), mentre si scola un vodka e martini in un ristorante all’ora di pranzo e racconta le sue teorie a Jordan Belfort, che le droghe le amerà, in seguito, quasi come i soldi e il sesso.   Siamo lontani dalla visionarietà postmoderna di Cosmopolis , nessuna trascendenza è possibile mentre si guardano i grafici dell’andamento della borsa, è puro caos dal quale tirare fuori soldi. Poi c’è il quaalude, che ormai non è più in commercio e J. Belfort dice che ci siamo persi un grandissimo sballo e dobbiamo proprio credergli, visto gli effetti durante i suoi party selvaggi organizzati in aereo, ufficio, albergo, casa. Droghe e soldi e troie, perché le donne che gravitano ...

Cruising, William Friedkin, 1980

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  Cruising è una torbida discesa che ci trascina oltre le dinamiche della violenza omicida per farci penetrare all’interno dei locali SM per omosessuali, dove piacere e dolore hanno un loro codice, un loro lessico e una loro estetica. Il colore predominante dei vestiti è il nero, anche se ci sono delle bandane di altri colori, che una volta indossate acquisiscono un loro preciso significato, come spiega l’addetto di un sexy shop a uno spaesato Steve Burns (Al Pacino), che cerca di fare chiarezza in ciò che vede e soprattutto in ciò che prova - Leather , pelle e cuoio, per giacche e pantaloni. Copricapi in stile gestapo, occhiali a specchio, manette, bracciali e borchie - E poi una sessualità che trova la propria espressione attraverso le pratiche più disparate, dal fisting al bondage , passando attraverso le umide gioie dei water games . Anche Robert Mapplethorpe era entrato in  questo mondo e lo aveva ritratto lasciandoci delle fotografie ancora oggi alquanto sconvolgenti. ...