Post

Oz the Great and Powerful, Sam Raimi, 2013

Immagine
  Scriveva Huxley in “Paradiso e Inferno”: Luce e colore preternaturale sono comuni a tutte le esperienze visionarie. E con la luce e  il colore si ha, in ogni caso, il riconoscimento di un significato più alto. Gli oggetti luminosi di luce propria che vediamo agli antipodi della mente posseggono un significato, e questo significato è, in certo qual modo, inteso come colore. Il significato qui è identico all’essere; poiché, agli antipodi della mente, gli oggetti non rappresentano se stessi.  E ancora: L’esperienza tipica della mescalina o dell’acido lisergico comincia con  percezioni di forme colorate, mobili, geometricamente vive. Ben presto la geometria pura diventa concreta e il visionario non percepisce modelli, ma cose modellate, come tappeti, sculture, mosaici. Questi danno luogo a vaste e complicate costruzioni, in mezzo a paesaggi che cambiano di continuo passando dalla sontuosità a una sontuosità più intensamente colorata, dalla grandezza a una più profonda...

A long goodbye, Robert Altman, 1973

Immagine
  C’è un mood inconfondibile in questo film che ti rimane dentro, visione dopo visione. Qualcosa che si espande oltre lo schermo e che ti cattura, un modo di vivere, di pensare, di fare cinema. Un angolo perduto di mondo, nel tempo e nello spazio, che qui, nelle immagini, è ancora reale, come in un sogno, in una malinconia dorata - Le onde dell’oceano che arrivano piano e che Marlowe (o Marlboro, come lo chiama lo scrittore Roger Wade) osserva, prima di sedersi con  lui su una poltrona sulla sabbia, al sole, accendendosi l’ennesima sigaretta e bevendo con lui acquavite, di mattina, in un momento sospeso, di luminoso splendore - Gli interni, il decor, i luoghi dove abitare, una grande villa a Malibu, poi l’appartamento di Marlowe, con i suoi mobili, la cucina, una gatta che miagola alle tre di mattina perché ha fame, le vicine di casa, una gruppo di donne sensuali e disinibite, che vivono insieme, si accarezzano, parlano, si fanno d’acido, praticano yoga e preparano hash brown...

Non essere cattivo, Claudio Caligari, 2015

Immagine
  È difficile, a volte impossibile, fuggire dall’ambiente in cui si è cresciuti, soprattutto quello delle borgate, ci sono regole, meccanismi e rituali che nel corso degli anni ti entrano dentro, che si imparano da quando si è bambini, diventando parte delle persone, creando dipendenza, come una droga, uno se ne vorrebbe liberare ma non ci riesce, finisce sempre per ricadere negli stessi errori, nei medesimi vizi.   E la storia di Cesare e Vittorio non è tanto diversa, quel desiderio di cambiare, di trasformarsi è solo un’illusione, una via di fuga mentale che non porterà da nessuna parte. Non sarà un lavoro onesto a liberarli dalla propria vita passata, perché i due ragazzi sono stati già fregati nella loro testa, come quasi tutti, nei bisogni che credono necessari, nei limiti di un mondo chiuso che non riusciranno mai a superare.   A metà degli anni novanta, a Roma e Ostia (colonia della delinquenza della Capitale e del Litorale) giravano enormi quantità di pasticch...

Das Boot, Wolfgang Petersen, 1981

Immagine
  Sbronze colossali prima di imbarcarsi, perché ubriacarsi è importante quando si è giovani o quando si è disillusi e le foto scattate sul ponte dell’U-Boot, il giorno della partenza, con il capitano che suggerisce che sarebbe stato meglio farle in quello del ritorno, quando le guance dei soldati non sarebbero state imberbi come adesso e loro sarebbero sembrati più vecchi e non solo dei ragazzi - E poi la claustrofobia asfissiante all’interno del sottomarino, con i suoi spazi ristretti e la continua vicinanza di qualcuno, i vari settori, la sala macchina, quella dove dormire, il tavolo degli ufficiali, la sala comando con il periscopio - Le tattiche d’azione, gli attacchi e le fughe, le attese, i giochi psicologi, continue strategie mentali, quelle del capitano in attimi di estatica consapevolezza, dove i suoi occhi sembrano perdersi in visioni trascendentali, del mare, dell’oceano, della guerra, di ciò che esiste al di fuori di quell’imbarcazione che appare e scompare - Verticalit...

Medea, Pier Paolo Pasolini, 1969

Immagine
  Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo - Cinema visionario e antropologico, narrato attraverso la ricchezza visiva delle immagini, dei colori, dei costumi - Testi classici rielaborati in chiave pittorica, dove la forza delle parole trascende la propria natura verbale per diventare corpo filmico, smembrato e divorato, ricostruito secondo logiche liriche, ritmato da pulsioni ancestrali, circondato dai misteri di luoghi magici e antichi - Rituali pagani attraverso atti di violenza e catarsi, il dischiudersi davanti ai nostri occhi di un mondo tragico e perduto, posseduto da presenze ctonie - Le alte mura di fortificazioni desertiche, le geometrie visive di cortili rinascimentali, la presenza magnetica e enigmatica di Maria Callas, maschera ambigua del mistero dell’universo femminile - Sonorità rarefatte e ipnotiche, dissonanti e ataviche - Osserviamo questa costante meraviglia della macchina da presa nello svelare i segreti di una dimensione altra, ignota e seducente, piena di ...

Lost Highway, David Lynch, 1997

Immagine
  Un altro non-luogo che non può non esistere se non nella mente del regista. Lost highway. Strade perdute della memoria. Perché i ricordi siano quelli che noi vogliamo e non esattamente la copia mnemonica di ciò che è realmente accaduto. Sdoppiamenti di personalità e filmini pornografici. Con il volto gigante di lei che ti guarda mentre si sta facendo scopare da dietro. Brucia il desiderio e quel misto di eccitamento e frustrazione. Lei ti dice cosa fare e in un modo o nell’altro ti porterà dalla sua parte. Una seduzione dolce e avvolgente e rischiosa. Patricia Arquette va a prendere il giornale della mattina in vestaglia e tacchi alti. Trova una videocassetta. Bill Pullman suona il sax in un club come se stesse eiaculando, peccato che al letto il suo strumento non abbia la stessa potenza e intensità. Gli interni, i colori desaturati delle pareti, il design del subconscio, le stanze allineate di un incubo in un hotel nel deserto. Riverberi di luce elettrica da dietro le porte. Bra...

Porco Rosso, Hayao Miyazaki, 1992

Immagine
  Quando non è a bordo del suo idrovolante a dare la caccia ai pirati del cielo, Porco Rosso si rilassa su una sdraia, sotto un ombrellone, con un bicchiere di vino rosso in mano, una sigaretta e la radio accesa - È nella sua spiaggia privata, un rifugio nascosto in una piccola isola del Mediterraneo - Il mare, l’azzurro, i movimenti dell’acqua, quelli delle nuvole e del cielo - E dentro di esso la presenza quasi magica di macchine volanti che si inseguono - Poi la terra e le città e gli uomini e le donne che vi abitano, uno scorrere di sensazioni che arrivano dal passato, dai suoi colori, dalle voci, dai vestiti, dagli odori - Immagini mentali fluide, luoghi di pura immaginazione creativa, svelati fra le pieghe della Storia, un momento in bilico sulla guerra, i disegni di Miyazaki sono veramente animati, nel senso che possiedono un’anima che li fa muovere e il cui impulso è interiore, c’è un cuore, specialmente in alcuni dei personaggi, come quello che fa avvicinare le labbra dell...