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Oppenheimer, Christopher Nolan, 2023

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  Un racconto complesso, i cui fili si annodano e dipanano in diversi piani temporali e spaziali, seguendo la ormai tipica struttura narrativa a incastro dei film di Nolan. Frammenti di storie, confessioni, supposizioni, menzogne, possibili verità, in un mosaico che attraversa le vite di uomini che hanno segnato uno dei punti di svolta del secolo passato: l’invenzione della bomba atomica. Rivoluzioni scientifiche, artistiche e politiche in atto, in un momento il cui il mondo stava per cambiare, per conoscere nuovi scenari, per apprendere la potenza dell’atomo, della sua fusione e della sua fissione. Prometeica parabola, visionaria percezione della realtà, incalzante sfida contro la materia, quella di cui siamo fatti, il potere sprigionato in un singolo attimo di divina supremazia, l’estasi visiva della prima esplosione, un’estetica fungiforme di morte, little boy , fat man , uranio, plutonio, progetto Manhattan, Trinity, dopo quella rivelazione nulla sarebbe più stato come prima. ...

Il sol dell'avvenire, Nanni Moretti, 2023

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Quando Nanni si stringe il cappio intorno al collo ti viene da chiederti se non sia quello il vero messaggio del film, farla finita una volte per tutte, perché intanto il mondo intorno è cambiato e dei sogni (d’oro) e delle utopie della gioventù poco è rimasto. Nanni comunque resiste, coerente con sé stesso e le sue idee. E allora Il sol dell’avvenire (enormi lettere rosse dipinte sui muraglioni del Lungotevere) inizia ad apparire come un viaggio a ritroso, alla ricerca del tempo perduto, fra tutti quegli elementi che hanno fatto parte del mondo cinematografico di Moretti. Il nuoto, i calci al pallone, il feticismo delle scarpe, i giri per i quartieri di Roma, la caparbietà critica, la nevrosi esistenziale, la militanza politica, con quel parlare lento, scandendo tutte le parole, perché i loro significati non si smarriscano.   I luoghi classici del suo cinema ci sono tutti e non ci piace vederli come ripetizione o pedanteria ma come un’eco della sua poetica, che si espande ancora ...

Oz the Great and Powerful, Sam Raimi, 2013

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  Scriveva Huxley in “Paradiso e Inferno”: Luce e colore preternaturale sono comuni a tutte le esperienze visionarie. E con la luce e  il colore si ha, in ogni caso, il riconoscimento di un significato più alto. Gli oggetti luminosi di luce propria che vediamo agli antipodi della mente posseggono un significato, e questo significato è, in certo qual modo, inteso come colore. Il significato qui è identico all’essere; poiché, agli antipodi della mente, gli oggetti non rappresentano se stessi.  E ancora: L’esperienza tipica della mescalina o dell’acido lisergico comincia con  percezioni di forme colorate, mobili, geometricamente vive. Ben presto la geometria pura diventa concreta e il visionario non percepisce modelli, ma cose modellate, come tappeti, sculture, mosaici. Questi danno luogo a vaste e complicate costruzioni, in mezzo a paesaggi che cambiano di continuo passando dalla sontuosità a una sontuosità più intensamente colorata, dalla grandezza a una più profonda...

A long goodbye, Robert Altman, 1973

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  C’è un mood inconfondibile in questo film che ti rimane dentro, visione dopo visione. Qualcosa che si espande oltre lo schermo e che ti cattura, un modo di vivere, di pensare, di fare cinema. Un angolo perduto di mondo, nel tempo e nello spazio, che qui, nelle immagini, è ancora reale, come in un sogno, in una malinconia dorata - Le onde dell’oceano che arrivano piano e che Marlowe (o Marlboro, come lo chiama lo scrittore Roger Wade) osserva, prima di sedersi con  lui su una poltrona sulla sabbia, al sole, accendendosi l’ennesima sigaretta e bevendo con lui acquavite, di mattina, in un momento sospeso, di luminoso splendore - Gli interni, il decor, i luoghi dove abitare, una grande villa a Malibu, poi l’appartamento di Marlowe, con i suoi mobili, la cucina, una gatta che miagola alle tre di mattina perché ha fame, le vicine di casa, una gruppo di donne sensuali e disinibite, che vivono insieme, si accarezzano, parlano, si fanno d’acido, praticano yoga e preparano hash brown...

Non essere cattivo, Claudio Caligari, 2015

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  È difficile, a volte impossibile, fuggire dall’ambiente in cui si è cresciuti, soprattutto quello delle borgate, ci sono regole, meccanismi e rituali che nel corso degli anni ti entrano dentro, che si imparano da quando si è bambini, diventando parte delle persone, creando dipendenza, come una droga, uno se ne vorrebbe liberare ma non ci riesce, finisce sempre per ricadere negli stessi errori, nei medesimi vizi.   E la storia di Cesare e Vittorio non è tanto diversa, quel desiderio di cambiare, di trasformarsi è solo un’illusione, una via di fuga mentale che non porterà da nessuna parte. Non sarà un lavoro onesto a liberarli dalla propria vita passata, perché i due ragazzi sono stati già fregati nella loro testa, come quasi tutti, nei bisogni che credono necessari, nei limiti di un mondo chiuso che non riusciranno mai a superare.   A metà degli anni novanta, a Roma e Ostia (colonia della delinquenza della Capitale e del Litorale) giravano enormi quantità di pasticch...

Das Boot, Wolfgang Petersen, 1981

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  Sbronze colossali prima di imbarcarsi, perché ubriacarsi è importante quando si è giovani o quando si è disillusi e le foto scattate sul ponte dell’U-Boot, il giorno della partenza, con il capitano che suggerisce che sarebbe stato meglio farle in quello del ritorno, quando le guance dei soldati non sarebbero state imberbi come adesso e loro sarebbero sembrati più vecchi e non solo dei ragazzi - E poi la claustrofobia asfissiante all’interno del sottomarino, con i suoi spazi ristretti e la continua vicinanza di qualcuno, i vari settori, la sala macchina, quella dove dormire, il tavolo degli ufficiali, la sala comando con il periscopio - Le tattiche d’azione, gli attacchi e le fughe, le attese, i giochi psicologi, continue strategie mentali, quelle del capitano in attimi di estatica consapevolezza, dove i suoi occhi sembrano perdersi in visioni trascendentali, del mare, dell’oceano, della guerra, di ciò che esiste al di fuori di quell’imbarcazione che appare e scompare - Verticalit...

Medea, Pier Paolo Pasolini, 1969

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  Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo - Cinema visionario e antropologico, narrato attraverso la ricchezza visiva delle immagini, dei colori, dei costumi - Testi classici rielaborati in chiave pittorica, dove la forza delle parole trascende la propria natura verbale per diventare corpo filmico, smembrato e divorato, ricostruito secondo logiche liriche, ritmato da pulsioni ancestrali, circondato dai misteri di luoghi magici e antichi - Rituali pagani attraverso atti di violenza e catarsi, il dischiudersi davanti ai nostri occhi di un mondo tragico e perduto, posseduto da presenze ctonie - Le alte mura di fortificazioni desertiche, le geometrie visive di cortili rinascimentali, la presenza magnetica e enigmatica di Maria Callas, maschera ambigua del mistero dell’universo femminile - Sonorità rarefatte e ipnotiche, dissonanti e ataviche - Osserviamo questa costante meraviglia della macchina da presa nello svelare i segreti di una dimensione altra, ignota e seducente, piena di ...