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Storie di ordinaria follia, Marco Ferreri, 1981

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  Storie di ordinaria follia non è un film su Bukowski, è ispirato da alcuni racconti presenti nell’omonimo libro ed ha un personaggio interpretato da Ben Gazzarra che assomiglia nei modi allo scrittore americano. Detto questo si può vedere la pellicola senza il bisogno di fare paragoni con il vecchio Hank, sarebbe ingiusto per lui, per Gazzarra e per Ferreri. Stile. Il regista ci porta in quelle strade e in quella vita così tante volte descritte da Bukowski, una galleria di perdenti, ubriaconi, disoccupati, papponi, donne pazze, miserabili e derelitti. Dove forse risiede l’essenza stessa dell’esistenza contemporanea, non sporcata dalle ipocrisie del Sogno Americano. Charles Serking (Ben Gazzarra) partecipa a reading, va nei bar, tenta di rimorchiare una donna alla fermata di un autobus, si ubriaca, segue i suoi istinti sessuali perché sa bene che sono gli unici istinti reali, gli altri sono tutte delle finzioni: il successo, il denaro, la fama, il potere. Anche se a volte sono que...

Paradise:Faith, Ulrich Seidl, 2012

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Che masochismo e cristianesimo siano in un qualche modo uniti (o forse siano la stessa cosa) è fuori da ogni dubbio. Ci sono dipinti e affreschi e quadri a testimoniarlo. E storie. La flagellazione e la croce (esperienze sublimi in uno scenario bdsm), la corona di spine e tutta la passione, per farla breve. Un pò meno scontato è pensare al piacere che il dolore può portare con sé. Ci è stato detto che la sofferenza della carne ci eleva e ci fa trascendere e ci avvicina a Dio e su questo niente da dire, provato personalmente. E se i santi avessero seguito la strada del martirio corporeo per raggiungere un godimento fisico, un’estasi dei sensi estrema e attraverso quella arrivare a Dio? Nostro Signore Gesù Cristo, in primis? E’ una domanda che mi sono sempre posto. Il film si apre con una donna che si frusta nella riservatezza della sua camera. Davanti ad un crocefisso, con il quale in seguito si masturberà. Ci sono immagini abbastanza kitsch del Salvatore, per la casa, con le quali ell...

Paradise:Love, Ulrich Seidl, 2012

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Un gruppo di idioti (per citare Von Trier) si diverte su delle macchine a scontro. Una donna li osserva, poi torna a casa. Dentro cubicoli dalle apparenze di una stanza da letto, di un bagno, di una cucina. La donna parla con la figlia, poi prepara le valigie. Poi parte per il Kenya. Piani fissi della macchina da presa e composizioni geometriche di interni ed esterni a comporre l’idea di regia di Ulrich Seidl, lo spazio filmico è circoscritto, chiuso, deliberatamente scelto e mostrato. Poi il paradiso. Le spiagge e il mare e i corpi svaccati e sfatti di mature signore austriache e tedesche. Sono lì per provare le gioie e il brivido del turismo sessuale. Giovani ragazzi africani sciamano come mosche intorno a loro, sia per vendere qualche cianfrusaglia, sia per diventare oggetto del loro piacere. L’avvicinarsi fra le due culture, quella africana e quella europea, avviene su un piano strettamente fisico. Le donne ricercano forme di godimento che sperano possano superare la mera presenza ...

Todo Modo, Elio Petri, 1976

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  Todo modo comincia con una epidemia, profetica intuizione. Poi si entra nell’albergo/eremo di Zafer e nei sotterranei della psiche e delle logiche di chi comanda ed è asservito a Dio. Un incipit del tutto assente nel romanzo di Leonardo Sciascia, il cui protagonista e narratore, un pittore (scomparso nella pellicola di Petri), arrivava all’albergo quasi per caso, durante un suo girovagare automobilistico. E dell’opera dello scrittore siciliano rimangono il plot, alcuni personaggi e il sottotesto quasi metafisico (in assenza di moventi reali per le uccisioni che seguiranno) delle dinamiche interne di una classe politica evasiva, fuggente e calcolatrice (quella democristiana) mentre si perde il gusto intellettuale e citazionista del dialogo (sopratutto fra il pittore/narratore e Don Gaetano) e quell’abilità affabulatoria presente nei meandri della parola scritta. Un gruppo di uomini importanti (politici, ministri, segretari, banchieri, industriali) si ritrova nell’albergo/eremo di...

Lucy, Luc Besson, 2014

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Sostanza interessante questo CPH4, in grani di colore bluastro, probabilmente solubile, di potenza strabiliante. Dosaggi non specificati. L’effetto come droga ricreativa da immettere sul mercato non è chiaro, ma quello che produce nel corpo e nella mente di Lucy (Scarlett Johansson, amata in Lost in Translation) è a dir poco stupefacente. Alla giovane ragazza vengono totalmente aperte le porte della percezione, con la possibilità di arrivare al centopercento dell’uso delle proprie capacità mentali (ci si chiede invece quante delle sue ne abbia usate Luc Besson per realizzare questo film). Alcuni effetti visivi della sostanza sembrano simili a quelli dell’acido lisergico (Lucy in the Sky with Diamonds) e della psilocibina, come vedere la linfa scorrere negli alberi, ad esempio. Altri paralleli possono essere fatti con la capacità di sentire che le sostanze psichedeliche sopra citate danno la possibilità di sperimentare direttamente a chi ne fa uso, come ritornare nell’utero materno o ri...

Im Keller, Ulrich Seidl, 2014

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  Stranezze, bizzarrie e ossessioni dal sottosuolo. Pitoni in teche di vetro, bambolotti dalle sembianze di neonati in scatola, cimeli nazisti, dungeon per estimatori del sadomasochismo, poligoni di tiro, minivasche per nuotare, minibar, salette musicali, teste di animali impagliate e attaccate alle pareti, playroom. Nei propri scantinati, uomini e donne, danno sfogo ai loro desideri, di qualunque natura essi siano. Lo sguardo di Ulrich Seidl è algido, freddo, oggettivo, formalmente impeccabile, penetrante, geometrico. Ogni inquadratura è un piano fisso che ritaglia una porzione dello spazio privato dell’intimità e della vita di alcune persone. Quello che vediamo potrebbe scioccare o provocare strane reazioni, dipende dalla nostra educazione e da quali siano i nostri valori morali.  Sesso e nazismo sono due argomenti tabù in Austria, soprattutto nelle zone cattoliche e conservatrici. Non mancano infatti crocefissi e rosari vari disposti sulle pareti delle stanze di alcuni scan...

Blackhat, Michael Mann, 2015

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  Esiste un labirinto informatico criptico, inaccessibile per chi non ne ha le elettroniche e quasi esoteriche conoscenze, fatto di dati, numeri, codici, un universo in movimento, luminoso, pulsante che si manifesta in circuiti di connessioni ipertecnologiche, comandate da un linguaggio alieno, sostanzialmente indecifrabile, del quale alcuni uomini, gli hacker, hanno il controllo e così possono acquisire potere, come gli sciamani di un tempo, tramite l’utilizzo di una tastiera, un laptop, un telefono cellulare.  Tutto in questo mondo si muove in maniera veloce ed è come vivere in una allucinazione comune e collettiva in cui il reale non è altro che una apparentemente  tangibile presenza di tutti quegli elementi che è stata la nostra mente a creare. In forme quasi astratte di pensiero, di consapevolezza zen dell’esistenza, vanno prese decisioni, fatte scelte, assunti rischi, modellati piani di azione. Ad un flusso simile a quello dello scorrere dei dati diventa il ritmo d...